Asia Argento è tornata a Cannes con un’emozione che non ha provato a nascondere. Dopo anni lontana dalla Croisette, l’attrice è di nuovo al Festival con Death has no master, La muerte no tiene dueno, il film di Jorge Thielen Armand presentato nella sezione Quinzaine des cinéastes. Per lei non è soltanto una nuova apparizione pubblica: è un ritorno carico di memoria, ferite e voglia di rimettersi in gioco.
A 50 anni, Asia parla di questo momento come di una piccola rinascita. Il cinema, per lungo tempo, sembrava essersi chiuso alle sue spalle. Ora invece un nuovo ruolo le ha restituito la sensazione di avere ancora qualcosa da dare, da dire e da dimostrare. Non lo racconta con trionfalismo, ma con la lucidità di chi ha attraversato una stagione durissima.
Il suo ultimo passaggio a Cannes risaliva al 2018, anno in cui pronunciò un discorso rimasto impresso. In quell’occasione denunciò la violenza subita da Harvey Weinstein, scegliendo di farlo proprio nel cuore simbolico del cinema internazionale. Dopo quel momento, confessa, aveva pensato che non sarebbe più tornata al Festival.

Quella sera, dopo gli applausi, non cercò mondanità né celebrazioni. Non andò a una festa, non trasformò quel momento in una passerella. Tornò in camera, pianse e andò a dormire. Un’immagine molto lontana dall’idea di forza invincibile che spesso il pubblico proietta su chi parla davanti a tutti.
Asia descrive quella denuncia come un gesto estremo. Dice di essersi comportata “da kamikaze”, come se si fosse fatta esplodere nella Mecca del cinema. All’epoca, però, sentiva di non avere alternative: stava male da mesi e quel discorso le sembrava necessario, anche se poi il prezzo da pagare sarebbe stato altissimo.
Le conseguenze, infatti, arrivarono presto. L’attrice racconta di essersi sentita isolata, quasi respinta da un ambiente che prima conosceva bene. Ricorda un unico gesto di vicinanza: quello di Spike Lee, che attraversò la sala per stringerle la mano. Per molti altri, invece, racconta di essersi sentita trattata come una persona da evitare.

Dopo Cannes, il lavoro nel cinema si fermò quasi del tutto. Asia non nasconde di aver vissuto quel periodo come un fallimento personale e professionale. Le telefonate diminuirono, le proposte sparirono, e quella che era stata una carriera lunga e visibile sembrò improvvisamente perdere spazio.
Il nuovo film ha cambiato qualcosa dentro di lei. Le ha fatto capire di non essere finita, di avere ancora energie e strumenti da usare. Oggi dice di aver imparato a volare basso e di sentirsi una lavoratrice, non una diva da rimettere sul piedistallo. Una donna che ha ancora storie da attraversare e da portare sullo schermo.
Nella stessa intervista, Asia affronta anche un tema molto concreto: i soldi. Ammette con franchezza che, negli anni in cui il cinema non le offriva più opportunità, è stata la televisione a permetterle di mantenersi. Una confessione diretta, senza tentativi di renderla più elegante.
La frase che colpisce di più è anche la più amara: “La mia fortuna economica sono stati gli scandali”. Asia riconosce che proprio le vicende più difficili e discusse della sua vita hanno continuato a renderla richiesta in tv, dove parlare di sé le ha garantito una stabilità economica quando il set sembrava lontanissimo.
Non è una rivendicazione felice, ma una constatazione dura. In un periodo in cui il cinema non la cercava, la sua esposizione pubblica è diventata il modo per restare a galla. Una dinamica che racconta molto della sua vita recente e del rapporto complicato tra dolore personale, immagine pubblica e sopravvivenza professionale.
Asia parla anche del padre, Dario Argento, e non prova a costruire una versione da cartolina. Tra loro c’è affetto, ma il rapporto non è semplice. La 50enne lo definisce lontano dall’ideale di una famiglia perfetta, spiegando che nel tempo lavoro e vita privata si sono intrecciati fin troppo.
Quel legame, segnato dalla fama, dal cinema e da una storia familiare fuori dal comune, resta importante ma non idilliaco. Asia lo dice senza rabbia e senza voler cancellare il bene. Semplicemente, non finge una normalità che non sente sua.
Il ritorno a Cannes, quindi, non è solo una passerella. È il punto in cui Asia Argento guarda indietro, riconosce quello che ha perso e prova a riprendersi uno spazio. Non con l’arroganza di chi pretende un risarcimento, ma con la consapevolezza di chi è caduta, è stata giudicata, è rimasta senza lavoro e oggi vuole ancora essere ascoltata.
