“«Andavo nelle agenzie con un nome falso» – Irene Pivetti racconta la sua vita oggi dopo il processo e la condanna

Irene Pivetti, l’ex presidente della Camera dei deputati, racconta oggi la sua personalissima via crucis, fatta di cadute e risalite, di sofferenze e di rinascita. Dopo essere stata condannata a 4 anni per evasione fiscale e autoriciclaggio per la vicenda delle finte vendite di Ferrari in Cina (per la quale ha fatto ricorso in Cassazione), Irene ripercorre il suo cammino nel mondo delle difficoltà economiche. A Gente, rivela un aneddoto che mostra la dura realtà in cui è caduta: “Andavo nelle agenzie con un nome falso. Se dicevo il mio vero nome, non mi affittavano un’abitazione. Non volevano darmi una casa”.

Le sue difficoltà economiche sono iniziate dopo il sequestro dei suoi conti bancari: si è ritrovata senza soldi, senza un centesimo. In alcuni momenti, è stata costretta a rivolgersi alla Caritas per il cibo. È stata sua sorella, Veronica, a pagarle una multa che stava per diventare esecutiva. A 58 anni, per Irene è stato un periodo infernale.

Alla domanda sul vitalizio che le spetta per i suoi 9 anni di mandato, Irene spiega che dal compimento dei 60 anni ha iniziato a riceverlo: “Sono circa 2.800 euro lordi. È meno della metà di quanto spettava, ma è comunque quello che mi permette oggi di fare quello che credo, senza dovermi vendere”.

Mamma di Ludovica, 28 anni, e Federico, 26, avuti dall’ex marito Alberto Brambilla, con cui si è separata nel 2010, la Pivetti si è ritrovata senza soldi e con il futuro incerto. Ha ammesso di aver investito male i suoi soldi, perdendo tutto. Non è riuscita a comprare una casa.

Per alcuni anni, ha lavorato per una cooperativa di Monza, guadagnando 1.000 euro al mese, e ha gestito un ristorante, dove si occupava anche delle pulizie. “Abbiamo trasformato un posto con pittura turchese e zero euro, dove i musicisti venivano a suonare gratis. Abitavo in dormitorio e lavoravo con ex detenuti in un percorso di reinserimento. È stata una delle esperienze più belle della mia vita”, ricorda con nostalgia.

Aiutata anche dalla fede, Irene ha trovato un modesto appartamento in affitto dopo due anni di ricerca. Per gran parte del tempo, si è dovuta nascondere dietro identità false per superare le difficoltà. “Quando presentavo l’offerta con il mio vero nome, la risposta era sempre no. Chi finisce nei guai non ha alcuna affidabilità bancaria. Sono stata 15 giorni senza luce, prima che qualcuno accettasse di attivarla”.

Oggi, Irene lavora gratuitamente per una ONG che promuove l’amicizia tra i paesi eurasiatici e il Mediterraneo. Nonostante la serenità raggiunta, non nasconde la sua amarezza: “Guardi, ho lavato i pavimenti di un ristorante dopo aver presieduto la Camera dei deputati, e in entrambi i casi sono andata a letto soddisfatta. Il problema non è mai stato io, ma un sistema che può distruggere una persona senza che nessuno paghi mai per questo”.

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