Lucio Presta affonda il colpo: parole durissime su Bonolis e frecciate che riaccendono vecchie tensioni

Non usa mezzi termini. Lucio Presta torna a parlare di Paolo Bonolis e lo fa con dichiarazioni che non passano inosservate, tirando in ballo anche, indirettamente, Sonia Bruganelli.

Il manager ribadisce una posizione già espressa in televisione e poi sulle pagine di Gente: secondo lui, Bonolis sarebbe “vittima della sindrome di Stoccolma”. Un’espressione forte, che descrive una dinamica psicologica in cui una persona sviluppa un legame emotivo con chi, in qualche modo, esercita controllo o influenza su di lei.

Dietro questa frase c’è molto di più di una semplice opinione. Presta parla di un rapporto spezzato, di un legame che per anni è stato strettissimo. Ricorda la loro amicizia come qualcosa di profondo, costruito nel tempo, tra lavoro e vita privata. E proprio per questo, ammette, la distanza di oggi pesa ancora di più.

Quando si torna sul tema della separazione professionale, il manager non cambia versione. Nel suo libro “L’Uragano – Soli, fulmini e saette” ha raccontato che la rottura sarebbe legata anche all’influenza di Bruganelli. Un punto che, pur senza entrare nei dettagli, continua a emergere tra le righe delle sue dichiarazioni.

Durante la sua partecipazione a La Biblioteca dei Sentimenti, intervistato da Maria Latella, Presta ha scelto un tono più nostalgico ma non meno incisivo. Ha parlato di un’intesa totale con Bonolis, di una complicità che non aveva bisogno di spiegazioni. Poi qualcosa si è incrinato, lasciando spazio a emozioni diverse, meno semplici da gestire.

Nel racconto emerge un senso di perdita. Presta non nasconde che Bonolis è l’amico che gli manca di più. Una frase che, accanto alle critiche, aggiunge una sfumatura più personale a tutta la vicenda.

Non è l’unico nome che finisce nel discorso. Il manager cita anche Amadeus, spiegando come la sua scelta di allontanarsi professionalmente sia stata influenzata dalla moglie Giovanna Civitillo. Secondo Presta, si tratta di decisioni guidate dai sentimenti, dove l’amore può avere un peso determinante anche nelle scelte lavorative.

Chiude con una riflessione amara: non tutti i rapporti professionali sono uguali. Con alcuni artisti si crea un legame che va oltre il lavoro, qualcosa di simile a una famiglia. Ed è proprio quando questi rapporti si rompono che il colpo diventa più difficile da assorbire.

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