Dietro il legame familiare con Giuseppe Conte si nasconde una protagonista del cinema degli anni Sessanta e Settanta. Ewa Aulin, madre di Olivia Paladino e dunque suocera dell’ex presidente del Consiglio, è tornata sotto i riflettori in occasione dell’83esima Mostra del Cinema di Venezia.
L’attrice svedese ha partecipato all’omaggio dedicato a Tinto Brass, regista con il quale aveva realizzato uno dei titoli più importanti della sua carriera. Una presenza che ha riportato l’attenzione su un percorso artistico iniziato quando Ewa era appena un’adolescente e diventato internazionale nel giro di pochissimo tempo.
Ewa Brigitte Aulin è nata il 13 febbraio 1950 in un piccolo centro della Svezia. A soli 15 anni lasciò il paese d’origine per trasferirsi nella capitale, spinta dall’ambizione e dal desiderio di costruirsi una vita diversa. La sua bellezza le permise di ottenere il titolo di Miss Teen e successivamente di vincere anche la versione internazionale del concorso organizzata a Hollywood.
Il cinema arrivò quasi subito. Aveva appena 17 anni quando debuttò in Don Giovanni in Sicilia, film diretto da Alberto Lattuada. La sua presenza scenica e i lineamenti nordici la trasformarono rapidamente in uno dei volti emergenti più riconoscibili di quel periodo.

Soltanto un anno più tardi arrivò l’occasione internazionale. Il regista francese Christian Marquand le affidò il ruolo principale in Candy e il suo pazzo mondo, una pellicola ironica e provocatoria costruita intorno alla cultura hippie e psichedelica dell’epoca.
L’interpretazione le procurò una candidatura ai Golden Globe nella categoria riservata alle migliori attrici esordienti. Negli Stati Uniti, tuttavia, il film non ottenne il successo sperato e si rivelò un insuccesso commerciale.
In Europa accadde esattamente il contrario. Candy conquistò nel tempo lo status di film di culto ed Ewa, non ancora ventenne, diventò una presenza abituale negli studi di Cinecittà. Il cinema italiano aveva trovato in lei una protagonista giovane, magnetica e capace di muoversi tra generi molto differenti.
Entrò nel cast de La morte ha fatto l’uovo, diretto da Giulio Questi, e partecipò a numerose commedie di ambientazione medievale appartenenti al filone decamerotico. Parallelamente affrontò anche ruoli più complessi e produzioni lontane dalla commedia leggera.
La sua filmografia comprende La controfigura di Romolo Guerrieri, Quando l’amore è sensualità, Una vita lunga un giorno e l’horror La morte ha sorriso all’assassino, diretto da Joe D’Amato. Titoli diversi tra loro, che raccontano la velocità con cui la giovane svedese riuscì a imporsi nel panorama cinematografico italiano.
Il lavoro che più di tutti è rimasto legato al suo nome è però Col cuore in gola, thriller pop realizzato da Tinto Brass nel 1967. Ewa era giovanissima quando arrivò su quel set, ma aveva già deciso con fermezza quale strada seguire. «Ero piccola e ingenua, ma con le idee molto chiare: volevo fare l’attrice», ha ricordato quasi sessant’anni dopo.
La versione restaurata del film è stata proiettata durante la serata di preapertura di Venezia 83. Accanto a Ewa Aulin, nella pellicola recitava anche Jean-Louis Trintignant. L’evento ha celebrato sia il film sia il lavoro di Brass, offrendo all’attrice l’occasione per ricordare pubblicamente il regista scomparso.
Ewa ha definito Tinto uno degli artisti italiani che avevano maggiormente bisogno di ricevere un simile riconoscimento. Il suo giudizio sull’esperienza vissuta con lui non è cambiato con il passare degli anni: «Ho fatto benissimo a fare ciò che tutti mi avevano detto di non fare».
Quando accettò il ruolo, infatti, non tutti intorno a lei considerarono quella collaborazione una scelta prudente. Aulin decise ugualmente di fidarsi del proprio istinto. Oggi descrive quel set come un periodo decisivo per la sua formazione professionale e personale.
Lavorare con Brass, ha spiegato, fu «un’università di recitazione, arte, fantasia e creatività». Ewa si sentiva come una spugna, pronta ad assorbire ogni insegnamento. Era molto giovane e il regista le trasmise conoscenze che avrebbero continuato ad accompagnarla ben oltre la fine delle riprese.
La carriera cinematografica, però, non sarebbe rimasta per sempre al centro della sua vita. Ewa era entrata in quell’ambiente quando aveva ancora pochissima esperienza e, dopo averne conosciuto anche gli aspetti più difficili, preferì cambiare completamente direzione.
Scelse di rimanere a Roma, ma lasciò progressivamente i set per iscriversi all’università. Il suo nuovo obiettivo era diventare psicologa infantile. Proprio durante questa fase incontrò Cesare Paladino, costruttore edile che sposò nel 1974.
Dal matrimonio nacquero due figlie, Cristiana e Olivia. Quest’ultima è da anni la compagna di Giuseppe Conte, ex presidente del Consiglio e leader del Movimento 5 Stelle. È attraverso la loro relazione che l’attrice svedese è diventata la suocera di uno dei politici italiani più conosciuti.
In famiglia, tuttavia, Ewa non sembra particolarmente interessata a trasformare ogni incontro in un dibattito. La politica, ha chiarito, «non è l’argomento che affrontiamo nei nostri colloqui». Il suo giudizio su Conte riguarda soprattutto la dimensione privata.
Per lei contano due aspetti molto più concreti: che Giuseppe sia «un buon padre e un buon compagno di mia figlia». Una posizione semplice e distante dai clamori pubblici, perfettamente coerente con la vita discreta scelta dall’ex attrice dopo una giovinezza trascorsa davanti alle cineprese.
Il ritorno a Venezia ha quindi riunito le due immagini di Ewa Aulin. Da una parte la giovane diva svedese che conquistò Cinecittà e lavorò con Tinto Brass; dall’altra la donna che lasciò lo spettacolo, costruì una famiglia a Roma e oggi preferisce valutare un ex premier per il modo in cui si comporta con sua figlia.
