Dolly Parton se n’è andata martedì 25 agosto all’età di 80 anni, dopo aver affrontato per alcuni mesi un tumore. Con lei il mondo della musica americana perde una delle artiste più amate, riconoscibili e influenti della sua storia.
Cantautrice, interprete, attrice e filantropa, Dolly ha attraversato decenni di successi conservando sempre la propria ironia. Anche l’ultimo capitolo della sua vita era stato pensato con grande attenzione: da oltre dieci anni sapeva quale musica avrebbe voluto ascoltare durante il saluto finale.
Nel 2014, durante un’intervista, le venne chiesto quale canzone immaginasse per quel momento. La risposta non fu quella che molti si aspettavano.
Il brano più immediatamente associato al suo nome sarebbe stato I Will Always Love You. Dolly lo aveva scritto negli anni Settanta, molto prima che l’interpretazione di Whitney Houston lo trasformasse in un successo conosciuto in tutto il mondo.
Parton era comunque convinta che qualcuno avrebbe scelto di suonarlo anche senza una sua esplicita richiesta. Era già accaduto nel 2012, durante il funerale di Whitney Houston, e la country star immaginava che quella melodia sarebbe tornata spontaneamente anche per lei.
Per il momento più intimo della cerimonia, tuttavia, Dolly aveva indicato una composizione completamente diversa. La sua scelta era caduta su If We Never Meet Again, un classico appartenente alla tradizione gospel americana.
Dietro questa preferenza non c’era il desiderio di celebrare la carriera. Il motivo era profondamente familiare e riportava l’artista agli anni dell’infanzia.
If We Never Meet Again era la canzone preferita di suo padre. Lo stesso brano era stato intonato quando la famiglia lo aveva accompagnato nel suo ultimo viaggio.
Le parole raccontano il dolore provocato dalla separazione, ma custodiscono anche la speranza di un nuovo incontro in un’altra vita. Per Dolly, dunque, quella musica rappresentava un legame con il padre e una promessa di ricongiungimento.
La scelta mostra un lato molto personale della cantante. Per salutare il mondo non desiderava necessariamente il brano più celebre della propria carriera, bensì una melodia capace di riportarla alle radici e agli affetti più profondi.
I portavoce della famiglia hanno confermato martedì che Dolly aveva espresso indicazioni precise anche sullo svolgimento della funzione. La cantante voleva una cerimonia sobria, privata e lontana dall’attenzione pubblica.
Non sono previste telecamere né una grande celebrazione aperta a tutti. Potranno partecipare soltanto le persone che le erano realmente vicine.
Proprio per rispettare questo desiderio, la famiglia non ha comunicato pubblicamente la data del funerale. Tutto verrà organizzato seguendo le decisioni prese in precedenza dalla stessa artista.
Tra le richieste lasciate da Dolly ce n’è anche una particolarmente personale. A raccontarla è stato Bryan Seaver, che nella sua vita ha ricoperto due ruoli importanti: era suo nipote e, per molti anni, si è occupato della sicurezza della cantante.
Parton aveva chiesto di essere adagiata nella bara sopra un soffice strato di cotone. Un particolare semplice, ma coerente con il modo in cui aveva immaginato il proprio ultimo saluto.
Il rapporto di Dolly con la musica, però, non si conclude con il brano scelto per la cerimonia. L’artista ha preparato anche una sorpresa destinata a rimanere nascosta ancora per vent’anni.
Al Dollywood’s DreamMore Resort di Pigeon Forge, nel Tennessee, è custodito un cofanetto realizzato in legno di castagno. La scatola è stata sigillata e contiene una registrazione che il pubblico non ha mai potuto ascoltare.
Il titolo del brano è My Place in History. Dolly lo compose nel 2015, lo stesso anno in cui il resort aprì le proprie porte.
La cantante stabilì una regola precisa: la registrazione non avrebbe dovuto essere ascoltata prima del giorno del suo 99º compleanno. La data indicata per l’apertura del cofanetto è il 19 gennaio 2046.
All’interno della scatola, accanto al CD, Dolly fece collocare anche un lettore. Aveva pensato in anticipo alle persone che, molti anni dopo, avrebbero avuto il compito di aprire lo scrigno e riprodurre quella canzone.
Anche davanti a un progetto tanto misterioso, l’artista non rinunciò alla consueta ironia. Era perfettamente consapevole che un lettore CD realizzato nel 2015 avrebbe potuto non funzionare più dopo oltre trent’anni.
Nel libro Dolly Parton, Songteller: My Life in Lyrics, pubblicato nel 2020, aveva scherzato proprio su questo aspetto. Si augurava che il dispositivo fosse ancora utilizzabile e che il contenuto della scatola riuscisse a superare indenne il trascorrere del tempo.
Il cofanetto aveva già attirato curiosità quando Dolly era ancora in vita. Ora, dopo la sua scomparsa, assume un valore completamente diverso.
My Place in History viene considerata l’ultima canzone preparata dalla cantautrice per essere consegnata al mondo. Nessuno potrà però ascoltarla immediatamente.
La volontà dell’artista impone di aspettare fino al 2046. Soltanto allora la scatola potrà essere aperta e la registrazione potrà finalmente uscire dal silenzio nel quale è stata custodita dal 2015.
Dolly ha quindi lasciato due diversi saluti musicali. Il primo è legato alla famiglia, alla memoria di suo padre e alla cerimonia privata che aveva immaginato da oltre un decennio.
Il secondo appartiene invece al futuro. È una canzone segreta, chiusa in un cofanetto di castagno e destinata a un pubblico che dovrà aspettare ancora vent’anni per conoscerla.
Persino nel momento dell’addio, Dolly Parton è riuscita così a unire memoria, musica e ironia. Ha scelto personalmente le note con cui essere salutata e ne ha lasciate altre in sospeso, trasformandole in un ultimo appuntamento con il pubblico.
