Sono passati anni, ma per Lorella Cuccarini il ricordo dell’ultima puntata della Vita in Diretta conserva un’amarezza precisa. Quando ripensa al momento più difficile della propria carriera, torna proprio a quel saluto accanto ad Alberto Matano. A pesare, racconta, fu soprattutto una sensazione che non aveva mai conosciuto nel suo lungo percorso televisivo: sentirsi profondamente sola.
La stagione condivisa su Rai Uno era quella del 2019-2020. Oggi Cuccarini, 61 anni e quarant’anni di carriera alle spalle, descrive la conclusione di quell’avventura come il punto più spiacevole della sua esperienza professionale. Non parla soltanto della fine di un programma, ma di un rapporto umano che l’aveva lasciata delusa.
«Un giorno che vorrei dimenticare? Il momento più brutto, più amaro, è stato il saluto finale a La Vita in diretta con Matano. Si chiudeva un’esperienza umana deludente, perché è stato l’unico momento della mia carriera in cui ho provato un profondo senso di solitudine. Non mi era mai capitato: fu una sensazione davvero spiacevole».
Le sue dichiarazioni arrivano tre settimane dopo quelle di Matano, che aveva affrontato nuovamente l’argomento durante una conversazione nel podcast di Giulia Salemi. Due racconti che riportano l’attenzione su una frattura diventata pubblica nel giugno del 2020 e mai accompagnata, nei successivi interventi, dal racconto di un vero chiarimento.
Il 26 giugno 2020 e la lettera prima dell’ultima diretta
Il rapporto tra i due conduttori non aveva restituito l’immagine di un’intesa particolarmente forte. La rottura, però, emerse apertamente il 26 giugno 2020: mancavano poche ore all’ultima puntata del contenitore pomeridiano quando Cuccarini pubblicò una lettera durissima sul collega.
In quel testo denunciava ciò che aveva vissuto come un confronto continuo con atteggiamenti maschilisti e con un ego eccessivo. Erano accuse esplicite, riferite alla propria esperienza di lavoro, che Matano avrebbe successivamente respinto.
«C’è una ‘prima volta’ alla quale non ero preparata: il confronto con l’ego sfrenato e – sì, diciamolo pure – con l’insospettabile maschilismo di un collega di lavoro. Esercitato più o meno sottilmente, ma con determinazione. Costantemente. Talvolta alternato ad incredibili (e mai credute) dichiarazioni pubbliche di stima nei miei riguardi».
Cuccarini aggiungeva di avere sperimentato comportamenti che considerava prevaricatori soltanto allora, a 55 anni. Nella parte conclusiva della lettera allargava lo sguardo alle donne che incontrano situazioni simili molto prima e che non sempre riescono a reagire o a raccontarle.
«In tutta la mia vita, ho conosciuto prevaricazioni di questo tipo solo ora, a 55 anni. Niente al confronto di molte donne che hanno sperimentato questa realtà fin da subito senza avere neppure la forza di opporsi o di parlarne».
Matano ha sempre rifiutato quelle accuse
Il giornalista è tornato più volte sulla vicenda, contestando la descrizione fatta dalla collega. Al Festival della tv, un anno fa, aveva spiegato quanto gli fosse pesato essere definito pubblicamente maschilista: una caratterizzazione nella quale sostiene di non riconoscersi affatto.
«Respingo le accuse perché è proprio qualcosa che non mi appartiene. Se mi dispiace quando dicono che sono un maschilista? È stato detto una volta sola ed è proprio una cosa che è fuori dalla realtà. Quindi la vivo come un’ingiustizia perché riguarda proprio la mia persona, il mio carattere, il mio modo di essere e di vivere. E quindi questo lo rifiuto perché è proprio contro la mia storia e il mio modo di essere».
Le posizioni restano dunque distanti. Cuccarini descrive un’esperienza segnata dalla solitudine; Matano respinge le accuse sul proprio comportamento e le considera ingiuste nei confronti della sua persona.
Anche sul tema degli incontri successivi, il suo racconto aveva avuto una precisazione. Parlando degli anni trascorsi dopo il 2020, inizialmente aveva detto di non avere più incrociato Cuccarini. Poi si era corretto, ricordando un’occasione ad Amici, durante la quale si erano salutati.
«Se sento ancora la Cuccarini e l’ho rivista? Non ci incrociamo mai, non è mai più successo. No, ma se dovesse succedere penso che saremmo tranquilli… No, ci siamo visti, ci siamo visti ad Amici, ho detto una cosa non corretta. Ci siamo salutati. Poi sono passati tanti anni, tutto passa. Io ora continuo a fare il mio lavoro».
Quel saluto, però, non è stato descritto come un confronto capace di risolvere le incomprensioni.
La lealtà rivendicata e la nuova sfida a The Traitors Italia
Nel frattempo, Cuccarini si prepara a mostrarsi anche tra i concorrenti della nuova edizione di The Traitors Italia. Un contesto costruito intorno a fiducia, sospetti e doppi giochi che offre l’occasione per parlare delle delusioni incontrate fuori dal gioco, nel mondo della televisione.
Alla domanda se avesse mai subito bugie o manovre alle proprie spalle da parte di colleghi, la risposta è stata affermativa. Senza indicare persone o episodi ulteriori, ha contrapposto quelle esperienze al comportamento che rivendica per sé.
«Sì, è capitato. Invece io sono una che non fa questo tipo di maneggi, perché ho sempre lavorato con onestà, con rispetto di tutti».
La professoressa di Amici sostiene di non avere rimpianti per il proprio modo di rapportarsi agli altri. Nella sua ricostruzione, la ricerca di un risultato non ha mai giustificato scorciatoie, sgambetti o mosse studiate per scavalcare qualcuno.
«Non sono una persona che scalpita o che sgomita per arrivare ai risultati. Voglio ottenere qualcosa perché lo merito, perché posso essere un valore aggiunto e non perché sono stata più furba di un’altra persona. Non fa proprio parte del mio modo di essere».
Sono parole che accendono la curiosità su come affronterà un programma nel quale la fiducia è continuamente messa alla prova. Non permettono, però, di stabilire quale ruolo le sia stato assegnato: la lealtà rivendicata nella vita professionale e la parte interpretata in un gioco televisivo restano due questioni diverse.
