Francesco Totti racconta il momento in cui, da padre, ha chiesto a Cristian di pensare a un futuro diverso dal calcio professionistico. Davanti alla possibilità di un intervento necessario per tornare a giocare, la sua priorità è stata proteggere il figlio. È uno dei passaggi più personali del racconto che accompagna l’uscita di Oltre, il libro nel quale l’ex capitano della Roma affronta anche la fine del matrimonio e la relazione con Noemi Bocchi.
Il cinquantenne ripercorre anni nei quali la sua famiglia ha dovuto affrontare cambiamenti e sofferenze. Parla dei figli Cristian, Chanel e Isabel, della scomparsa del padre Enzo e delle difficoltà legate alla separazione da Ilary Blasi. Come nel libro, anche nell’intervista video evita di pronunciare il nome dell’ex moglie: si riferisce al matrimonio concluso, al divorzio e alle conseguenze che quella rottura ha avuto sui ragazzi.
La separazione, racconta, li ha colti di sorpresa. Totti descrive la fine dell’unione come qualcosa che nessuno in famiglia si aspettava e sostiene che i figli ne avvertano ancora oggi il peso. Nel suo ragionamento, quando due genitori si lasciano, i primi a soffrirne sono proprio loro. Non presenta quindi la rottura come un capitolo chiuso senza strascichi, ma come un cambiamento con il quale Cristian, Chanel e Isabel continuano a confrontarsi.
A rendere quel periodo particolarmente difficile si erano aggiunte altre esperienze dolorose. I tre erano profondamente legati al nonno Enzo e la sua morte li aveva colpiti molto. Avevano inoltre visto il padre stare male e affrontare il passaggio a una vita senza il calcio giocato. Totti ripensa a quell’insieme di eventi come a una successione pesante da sostenere: un equilibrio familiare modificato più volte, fino alla separazione.
Oggi, almeno sul fronte del tempo trascorso insieme, qualcosa è cambiato in meglio. Non giocare più gli consente di essere maggiormente presente per i figli. Il lavoro attuale gli permette di viaggiare nel mondo, dedicarsi al padel e ritagliarsi spazi con i ragazzi. È un aspetto della sua nuova quotidianità che dice di apprezzare e che gli procura benessere, dopo gli anni complicati raccontati nell’intervista.
Accanto a lui c’è Noemi Bocchi. Totti la descrive come «una brava ragazza» e racconta di sentirsi molto bene nella relazione. Per il futuro esprime soprattutto un desiderio: trovare serenità. Le parole dedicate alla compagna sono affettuose e dirette, inserite in un racconto nel quale la felicità del presente convive con le difficoltà vissute dalla famiglia.
Il ricordo più spaventoso riguarda però la salute di Cristian. Il primogenito soffriva fin da bambino di forti mal di testa ricorrenti. Totti racconta che, durante gli accertamenti per un problema al naso, una sera ricevette la telefonata di un medico che gli parlò di una piccola macchia vicino al cervello. Per lui fu uno choc: ricorda di essersi bloccato, senza riuscire a comprendere subito che cosa significassero quelle parole. La paura per il figlio, spiega, gli aveva tolto il respiro.
Gli approfondimenti e una TAC portarono poi a individuare un’occlusione nell’acquedotto di Silvio, il passaggio attraverso cui circola il liquido cerebrospinale. Nel racconto di Francesco, i medici ritenevano che la condizione potesse essere presente dalla nascita e che Cristian vi si fosse progressivamente abituato. La scoperta, avvenuta l’anno scorso, ebbe conseguenze anche sulla possibilità del ragazzo di continuare l’attività agonistica.
Il CONI gli revocò l’idoneità sportiva e, riferisce Totti, alcuni medici indicarono un intervento come strada per poter valutare il ritorno in campo. Fu allora che l’ex calciatore scelse di mettere da parte ogni ambizione sportiva. Anche se l’operazione gli era stata descritta come relativamente leggera, per lui restava una procedura delicata, che riguardava il cervello. Non voleva che il figlio la affrontasse soltanto per riprendere a giocare.
Francesco racconta quindi di aver invitato Cristian a fermarsi, cercare un altro mestiere e godersi la propria vita, compreso il tempo con gli amici. La rinuncia al calcio professionistico nasce, nel suo racconto, da questa priorità. Il padre che ha costruito la propria storia su un campo ha chiesto al figlio di scegliere altro, perché nessuna carriera sportiva, ai suoi occhi, vale più della salute.
