De Martino, la richiesta d’aiuto nella notte milanese: spuntano le parole sul suv poi fermato con Corona

Un motociclista fermo al semaforo, una pattuglia alla quale chiedere aiuto e un suv descritto come pericoloso. È questo il passaggio centrale della ricostruzione che coinvolge Stefano De Martino e Fabrizio Corona nella notte tra il 14 e il 15 ottobre a Milano. Il conduttore di Affari Tuoi avrebbe segnalato ai carabinieri un’automobile che procedeva alle sue spalle, spiegando di avere la sensazione di essere seguito. Alla guida del mezzo successivamente fermato c’era Corona, che ha però negato di aver inseguito il presentatore.

Le parole attribuite a De Martino descrivono soprattutto la preoccupazione per il comportamento dell’automobilista. Il conduttore avrebbe parlato con una pattuglia in zona corso Sempione, mentre era fermo a un semaforo del centro. Avrebbe indicato una Range Rover, denunciando una guida spericolata, velocità elevata e ripetuti attraversamenti degli incroci con il rosso. La frase riportata è questa: «È un incosciente con una Range Rover che sta guidando in modo spericolato e ad altissima velocità. Sta superando tutti i semafori con il rosso e ho la sensazione che mi stia inseguendo».

In quel momento Stefano non avrebbe saputo chi fosse al volante. Nella ricostruzione disponibile, la sua richiesta d’intervento nasceva dal comportamento del suv e dal timore di essere seguito, senza aver riconosciuto Corona. È una distinzione importante: le parole attribuite al presentatore esprimono una sensazione, mentre l’identità del conducente sarebbe emersa con il successivo intervento dei carabinieri. Alla data del 22 ottobre, né De Martino, indicato anche come nuovo direttore artistico di Sanremo, né il fondatore di Falsissimo avevano aggiunto commenti sui nuovi dettagli.

Corona aveva già fornito una spiegazione diversa di quella notte. Su Telegram aveva dichiarato che stava cercando di raggiungere gli uomini che lo avrebbero aggredito nel pomeriggio del 10 ottobre. A suo dire, quelle persone erano tornate poco prima sotto casa sua e lui si era mosso per questo motivo. Aveva quindi respinto l’ipotesi di un inseguimento ai danni di Stefano. Restano dunque due versioni distinte sulla ragione della corsa: quella sostenuta da Corona e quella secondo cui il suv avrebbe seguito la moto del conduttore.

Dopo la segnalazione, i carabinieri del Nucleo radiomobile si sarebbero messi alla ricerca del veicolo descritto dal motociclista. Lo avrebbero individuato poco dopo tra corso Sempione e via Moscati. A quel punto sarebbe arrivato l’ordine di fermarsi, al quale Corona non avrebbe dato seguito, continuando a procedere a velocità sostenuta. Ne sarebbe nato un ulteriore inseguimento, questa volta con la pattuglia, concluso dopo circa 500 metri.

Il controllo avrebbe poi fatto emergere altre irregolarità. La vettura risultava sottoposta a fermo amministrativo ed è stata sequestrata; Corona, cinquantadue anni, sarebbe inoltre stato trovato senza patente. Per il mancato rispetto dell’alt è stata riportata una denuncia con riferimento all’articolo 192, comma 7-bis, del Codice della strada. Sono queste le conseguenze descritte dopo il fermo, oltre alla ricostruzione dei movimenti che lo avevano preceduto.

C’è però un particolare nei documenti che impone di distinguere i diversi elementi del racconto: il nome di Stefano De Martino non comparirebbe nei verbali. Il riferimento utilizzato sarebbe soltanto «su indicazione di un motociclista». L’identificazione di quella persona con il conduttore appartiene quindi alla ricostruzione della vicenda, mentre la formulazione riportata dagli atti rimane generica. Anche per questo, i nuovi dettagli non eliminano tutte le questioni ancora aperte su quella notte.

Tra queste c’è il motivo per cui Corona si trovasse in quella situazione e l’eventuale lavoro destinato a Falsissimo. Un suo collaboratore presente avrebbe accennato alla preparazione di uno scoop per il format online. Corona, invece, non avrebbe spiegato ai carabinieri perché stesse procedendo a quella velocità, con i rischi descritti per pedoni e automobilisti. Il riferimento del collaboratore introduce quindi un possibile contesto lavorativo, ma non chiarisce da solo quale fosse il contenuto in preparazione.

Non risulta confermato che lo scoop riguardasse De Martino. L’idea di una puntata dedicata al presentatore nasce dall’accostamento tra il presunto inseguimento e quanto avrebbe detto il collaboratore, senza una spiegazione diretta di Corona sul progetto. Il quadro resta così composto da una richiesta d’aiuto attribuita a Stefano, dal successivo fermo del suv e dalle contestazioni riportate dopo il controllo. Sul punto più discusso, cioè chi Corona volesse raggiungere e perché, rimangono la sua smentita e una ricostruzione differente.

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