A Beatrice Arnera non sono rimasti impressi soltanto gli insulti. Nel periodo in cui la sua vita privata era diventata oggetto di commenti e giudizi, a ferirla è stata anche l’assenza di persone che considerava vicine. Due o tre amiche, alcune delle quali colleghe, avrebbero smesso di esserci proprio mentre lei affrontava la fase più esposta e difficile. Persone entrate nella sua quotidianità, con cui aveva condiviso molto più di qualche incontro di lavoro.
La trentunenne racconta una delusione che riguarda la fiducia. C’erano state cene, serate e una familiarità tale da farle sentire quelle presenze quasi di casa. Per questo il loro allontanamento ha avuto un peso particolare: conoscevano lei e la sua vita, eppure, nella sua ricostruzione, hanno scelto di sparire quando il giudizio pubblico si è fatto più pesante. Il ricordo più amaro riguarda Matilde: erano persone alle quali aveva affidato, anche soltanto per un abbraccio, sua figlia.
La vicenda sentimentale era finita sotto i riflettori dopo la rottura con Andrea Pisani. La loro relazione, durata quattro anni e segnata dalla nascita di Matilde, si era interrotta bruscamente nell’estate del 2025. Qualche mese più tardi, Arnera era stata fotografata insieme a Raoul Bova, anche lui appena uscito da una separazione. Da quel momento l’attenzione sulla coppia era cresciuta, accompagnata per l’attrice da un’ondata di critiche particolarmente intensa.
Nel racconto pubblico di quei mesi era entrato anche Pisani. Un anno fa, a LOL – Chi ride è fuori, il comico aveva pronunciato una battuta pungente citando Bova. Intanto la storia continuava a essere discussa in televisione, sui giornali e online. Arnera descrive così un periodo nel quale alla pressione esterna si è aggiunta la scoperta che alcuni rapporti personali erano meno solidi di quanto pensasse.
L’indifferenza è ciò che dice di aver sofferto di più. L’attrice ritiene che quelle amiche abbiano preso le distanze mentre su di lei si consolidava una rappresentazione offensiva: quella di una donna infedele, accusata perfino di essersi separata appena due giorni dopo il parto. È la narrazione che contesta, non una ricostruzione che fa propria. A suo giudizio, alcune colleghe avrebbero temuto di essere screditate a loro volta semplicemente perché facevano il suo stesso mestiere ed erano sue amiche.
Arnera interpreta quella fuga come una prova dolorosa della qualità dei legami. L’assenza di persone così familiari le avrebbe mostrato aspetti che prima non aveva visto. Alla delusione si aggiunge lo sconcerto di aver aperto loro uno spazio tanto intimo, fino a coinvolgerle nella vita della bambina. Non parla, dunque, soltanto di solidarietà mancata tra colleghe: racconta la perdita di fiducia in amicizie che riteneva importanti.
Nelle sue riflessioni c’è anche il tema del diverso trattamento riservato a uomini e donne. Arnera è convinta che un uomo, nella stessa posizione, difficilmente avrebbe subito una condanna pubblica altrettanto feroce. La sua esperienza richiama il confronto con l’indulgenza che una parte del pubblico ha mostrato verso figure come Fedez e Stefano De Martino. Nel caso di quest’ultimo, quando Belen Rodriguez aveva dichiarato di essere stata tradita con almeno dodici donne, alcune critiche si erano rivolte proprio a lei per aver reso pubblica quella confessione. Un episodio che alimenta la riflessione su quanto possano cambiare le reazioni a seconda di chi racconta e di chi viene accusato.
Non tutti, però, si sono allontanati. Nei mesi più complicati l’attrice di Dove osano le cicogne ha potuto contare sul terapeuta, sui familiari e su poche persone amate. Sono le presenze che descrive come fondamentali per affrontare quel periodo. Accanto al dolore per le amicizie svanite, riconosce quindi il sostegno concreto di chi è rimasto e l’ha aiutata mentre continuavano gli attacchi online.
Proprio sugli insulti ricevuti, Arnera chiede una maggiore responsabilità. Vorrebbe che l’accesso ai social prevedesse un’identificazione certa attraverso i documenti, così da rendere chiaro che anche ciò che si scrive su Instagram o Facebook può avere conseguenze. Usa il paragone con la guida: come si conosce il pericolo di attraversare un incrocio con il rosso, bisognerebbe comprendere la gravità di certi comportamenti digitali e la possibilità di essere sanzionati. Arriva a dire che eliminerebbe i social; riconoscendo però il peso degli interessi economici, insiste soprattutto sull’educazione dei ragazzi.
Il pensiero torna infine a Matilde. Arnera desidera che, tra vent’anni, sua figlia possa cercare il suo nome e trovare una madre che non ha screditato il padre né cercato di ferirlo. Vuole che comprenda anche perché abbia scelto di difendersi legalmente: racconta di aver avuto paura e di non aver individuato un’altra strada per proteggere entrambe dalla cattiveria. Dopo essersi rivolta agli avvocati, ha denunciato alcuni utenti e ora aspetta di conoscere gli sviluppi delle querele. Una scelta con cui ha cercato di mettere un limite agli attacchi, mentre sul piano personale resta la ferita lasciata da chi conosceva bene la sua vita e ha preferito uscirne.
