Emma Bonino, l’Italia saluta una voce libera: aveva 78 anni

Emma Bonino è morta oggi all’età di 78 anni. Con lei se ne va una delle figure più riconoscibili e combattive della politica italiana, protagonista per decenni di battaglie civili che hanno attraversato il Paese e superato i confini nazionali.

Le sue condizioni di salute erano diventate particolarmente delicate negli ultimi mesi. Lo scorso dicembre era stata trasportata in codice rosso al pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito di Roma.

A causa di un’insufficienza respiratoria, i medici avevano disposto il trasferimento immediato nel reparto di terapia intensiva. Non era la prima volta che Bonino si trovava ad affrontare una prova sanitaria tanto complessa.

Nel 2015 le era stato diagnosticato un microcitoma polmonare, una forma particolarmente aggressiva di tumore ai polmoni. Era iniziato allora un percorso durato otto anni, fatto di trattamenti e controlli.

Soltanto due anni fa aveva annunciato di aver superato la malattia. Le conseguenze di quel lungo periodo, tuttavia, avevano continuato a pesare sulle sue condizioni generali e non era mai riuscita a recuperare completamente.

Emma Bonino è morta per cause naturali. Il tema della fine della vita, però, aveva occupato un posto importante anche nel suo percorso politico e personale.

 

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La battaglia per scegliere fino all’ultimo

Nel corso della sua carriera, Bonino aveva sostenuto con determinazione la necessità di una legge sul fine vita. Si era espressa a favore dell’eutanasia legale e del diritto di ogni individuo a decidere per sé in presenza di una malattia grave o terminale.

Parlando delle proprie paure, aveva spiegato di non temere la morte quanto la sofferenza. Considerava profondamente ingiusto che molti cittadini italiani fossero costretti a recarsi in Svizzera per poter concludere il proprio percorso con dignità.

«Non ho paura della morte, ma temo il dolore. Gli italiani non si meritano l’umiliazione di dover andare in Svizzera per morire in dignità», aveva dichiarato.

In un’altra occasione aveva utilizzato un’espressione molto diretta per ribadire la propria posizione: «Se mi ritrovo a vivere come una zucchina, per favore lasciatemi andare».

Erano parole tipiche del suo modo di comunicare: nette, comprensibili e prive di giri inutili. Bonino non cercava formule diplomatiche quando affrontava temi che considerava essenziali per la libertà personale.

Una carriera costruita sulle battaglie civili

Il fine vita rappresentava soltanto una parte del suo impegno. Emma Bonino ha dedicato gran parte della propria esistenza alla difesa dei diritti individuali e delle libertà civili.

Si è battuta per la legalizzazione delle droghe leggere, per il diritto all’aborto e per il matrimonio egualitario. Ha sostenuto l’autodeterminazione delle donne e rivendicato la necessità di tutelare ogni famiglia.

Negli ultimi anni il suo riferimento politico era +Europa. In precedenza aveva legato una parte fondamentale della propria storia al Partito Radicale e aveva avuto anche esperienze con il Partito Democratico.

È stata eletta senatrice e ha ricoperto la carica di vicepresidente del Senato. Nel corso di una carriera lunghissima è stata inoltre parlamentare, ministra e commissaria europea.

Ogni incarico è stato vissuto come uno strumento per portare avanti le sue convinzioni. Anche quando le sue proposte sembravano destinate a non ottenere una maggioranza, Bonino continuava a insistere.

Per lei, una sconfitta politica non rappresentava necessariamente la conclusione di una battaglia. Potevano essere necessari anni e numerosi tentativi prima di riuscire a trasformare un principio in un diritto riconosciuto a tutti.

Il messaggio di +Europa

La notizia ha lasciato un vuoto profondo all’interno di +Europa. Il partito ha salutato la sua leader attraverso un lungo messaggio pubblico, sottolineando che la sua presenza continuerà a vivere nelle idee e nelle persone che hanno condiviso il suo percorso.

«Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai», si legge all’inizio del ricordo.

Bonino viene descritta come una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della politica italiana e del mondo democratico. La sua storia radicale cominciò dopo che un divieto aveva cambiato la sua vita da giovane.

Da quell’esperienza nacque la decisione di impegnarsi affinché nessun’altra donna fosse costretta ad affrontare la stessa situazione. Una vicenda personale diventò così l’origine di una mobilitazione destinata a durare per tutta la vita.

Il partito ha ricordato le molte identità pubbliche di Emma: attivista, parlamentare, ministra e commissaria europea. Ruoli diversi, tenuti insieme da una concezione radicale della libertà.

Le lotte contro ingiustizie e autoritarismi

L’elenco delle cause sostenute da Bonino è lungo. Ha combattuto l’aborto clandestino e la fame nel mondo, opponendosi anche alla partitocrazia, all’infibulazione e al giustizialismo.

Ha denunciato i genocidi e ogni forma di autoritarismo. Allo stesso tempo, ha lavorato a favore della democrazia, dello Stato di diritto e della giustizia internazionale.

Al centro della sua attività politica c’erano i diritti e i doveri di ogni persona. La libertà di scegliere, per Bonino, non era un principio astratto ma una responsabilità da difendere anche quando diventava scomoda.

 

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Tra le sue convinzioni più solide c’era inoltre quella europeista. Sognava un’Europa unita, democratica e federale, fino alla realizzazione degli Stati Uniti d’Europa.

+Europa ha definito questa eredità il suo vero testamento. Non conta quante volte una battaglia venga persa, se continuare a combattere può condurre alla conquista di una libertà destinata a tutti.

Nel messaggio, il partito ha ammesso che oggi è difficile trovare parole sufficienti per esprimere il dolore e il senso di vuoto. Da domani, quella gratitudine dovrà trasformarsi nella forza necessaria per continuare il cammino indicato da Bonino.

«Grazie Emma, dal profondo del cuore», conclude la dedica.

Il legame con Papa Francesco

Tra i ricordi più intensi condivisi da Emma Bonino negli ultimi anni c’è anche quello dedicato a Papa Francesco. Dopo la morte del Pontefice, aveva pubblicato una loro fotografia accompagnandola con un lungo messaggio.

La notizia della scomparsa del Papa le aveva provocato una profonda commozione e un enorme senso di vuoto. Nelle sue parole, la tristezza era parzialmente attenuata dalla consapevolezza che Francesco avesse continuato a svolgere fino alla fine la propria funzione.

Nonostante fosse duramente provato dalla malattia, il Pontefice aveva portato avanti il proprio impegno senza risparmiarsi e conservando la gioia che aveva caratterizzato molti momenti del suo pontificato.

Bonino aveva ricordato soprattutto l’attenzione di Francesco verso le persone dimenticate, ignorate o discriminate. Tra queste aveva citato i detenuti e i migranti.

Pur provenendo da percorsi e visioni differenti, la politica laica e il Pontefice avevano trovato punti di incontro nella difesa della dignità umana e dell’ambiente.

Per Emma, la sua predicazione era diventata un riferimento imprescindibile anche per chi operava nelle istituzioni senza appartenere al mondo religioso.

Quella visita nel momento più difficile

Il ricordo più personale riguardava il loro ultimo incontro. Papa Francesco era andato a trovarla durante una fase particolarmente faticosa della sua malattia.

La visita l’aveva sorpresa e le aveva trasmesso coraggio e speranza. Bonino aveva scritto che avrebbe custodito per sempre quell’emozione con profonda riconoscenza.

Quel momento raccontava bene una parte della sua vita pubblica: la capacità di costruire relazioni e dialoghi anche con persone provenienti da mondi apparentemente lontani dal suo.

Emma Bonino non ha mai rinunciato alle proprie idee, ma non ha nemmeno considerato le differenze come un ostacolo assoluto all’incontro.

A 78 anni si chiude il percorso di una donna che ha attraversato più di mezzo secolo di politica italiana. Ha conosciuto vittorie, sconfitte, contestazioni e incarichi prestigiosi, continuando sempre a mettere al centro le libertà individuali.

La sua eredità rimane nelle leggi per cui ha combattuto, nei diritti che ha contribuito a rendere visibili e nelle battaglie ancora aperte. Anche nei momenti più fragili, Emma Bonino ha continuato a parlare di scelta, dignità e futuro.

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