Sono ore delicate per Emma Bonino. La storica leader radicale, 78 anni, è stata ricoverata all’ospedale Santo Spirito di Roma dopo un peggioramento delle sue condizioni respiratorie.
Nella serata di lunedì 7 settembre sarebbe arrivata nella struttura sanitaria in codice rosso. La situazione è stata considerata seria e i medici hanno disposto il trasferimento in terapia intensiva a scopo precauzionale, così da poterla tenere costantemente sotto controllo.
Nonostante la preoccupazione, è emerso un elemento rassicurante: Bonino sarebbe rimasta vigile e lucida. Anche la notte sarebbe trascorsa senza particolari complicazioni.
Per la fondatrice di +Europa si tratta di una nuova prova difficile dopo le battaglie affrontate apertamente negli ultimi anni sul fronte della salute.
Monitoraggio continuo dopo il ricovero
Emma Bonino è stata trasportata in ambulanza al Santo Spirito. Una volta arrivata, l’équipe medica ha avviato gli accertamenti necessari per individuare le cause del malessere e seguire l’evoluzione del quadro clinico.
Il peggioramento della funzionalità respiratoria avrebbe reso indispensabile il ricovero. Vista la situazione, i sanitari hanno preferito trasferirla in terapia intensiva per controllare senza interruzioni tutti i parametri.
Il medico curante Claudio Santini sarebbe rimasto in contatto costante con l’équipe che si sta occupando della leader politica all’interno dell’ospedale romano.
Le condizioni vengono indicate come gravi, ma lo stato di coscienza della paziente rappresenta un segnale importante. La settantottenne sarebbe infatti rimasta lucida e vigile durante le ore successive all’arrivo.
La scelta della terapia intensiva sarebbe stata presa principalmente per prudenza e per garantire un’assistenza continua durante la notte. Le ultime informazioni descrivono ore trascorse in maniera tranquilla, pur in una situazione che continua a richiedere attenzione.
Il precedente del novembre 2025
Non è la prima volta che le condizioni di Emma Bonino suscitano forte apprensione. Il 30 novembre 2025 era già stata ricoverata per insufficienza respiratoria.
In quell’occasione era rimasta in ospedale per circa una settimana, prima di poter tornare a casa dopo le dimissioni.
Il nuovo ricovero riporta inevitabilmente alla memoria anche la battaglia più importante della sua storia clinica. Nel 2015 Bonino aveva annunciato pubblicamente di avere un microcitoma polmonare, una forma di tumore al polmone.
La politica aveva affrontato quel percorso senza nascondersi, raccontando anche i momenti più complicati. Nel 2023 aveva poi annunciato di essere guarita.
Proprio per questo, la notizia del peggioramento respiratorio ha immediatamente provocato grande preoccupazione tra colleghi, sostenitori e persone che da anni seguono il suo impegno pubblico.
I messaggi arrivati dalla politica
Non appena la notizia del ricovero si è diffusa, numerosi esponenti politici hanno voluto far sentire la propria vicinanza.
Carlo Calenda ha espresso il sostegno personale e quello dell’intera comunità di Azione. Nel suo messaggio ha invitato Emma a «tenere duro».
Anche Raffaella Paita, capogruppo di Italia Viva al Senato, le ha rivolto pubblicamente un augurio di pronta guarigione.
Alle parole dei rappresentanti politici si sono aggiunti moltissimi messaggi pubblicati da comuni cittadini. Sui social, tante persone hanno condiviso pensieri, incoraggiamenti e attestazioni di affetto per una donna che ha attraversato decenni di storia italiana.
L’ondata di vicinanza dimostra quanto la figura di Emma Bonino sia andata oltre gli schieramenti. Anche chi non ha sempre condiviso le sue idee le riconosce una lunga vita dedicata alle battaglie civili e alla difesa dei diritti.
Una protagonista della politica italiana ed europea
Emma Bonino è stata una figura centrale della vita pubblica per diversi decenni. Storica esponente radicale, ha ricoperto il ruolo di parlamentare, ministra e commissaria europea dal 1994 al 1999.
Il suo nome è legato a numerose campagne per i diritti civili, portate avanti con uno stile diretto e spesso controcorrente.
Tra i temi sui quali è intervenuta con maggiore fermezza c’è quello della violenza contro le donne. Nel 2023 aveva condiviso una riflessione che, a tre anni di distanza, conserva una forte attualità.
Parlando dell’esistenza del patriarcato, Bonino aveva preferito usare un’altra definizione: «supremazia del maschio».
Con queste parole descriveva una cultura ancora radicata, nella quale la donna viene troppo spesso considerata proprietà di qualcun altro anziché una persona pienamente libera.
Il significato di «Io sono mia»
Bonino aveva ricordato anche uno degli slogan più noti del femminismo degli anni Settanta: «Io sono mia».
Aveva ammesso di essere riuscita a comprenderne completamente il significato soltanto con il passare degli anni. Dietro quella frase apparentemente semplice si nasconde infatti una rivendicazione fondamentale.
Secondo la sua analisi, ancora oggi la donna viene spesso percepita come appartenente alla famiglia, alla comunità, alla religione o a un uomo. Lo slogan ribalta quella logica e afferma il diritto di ogni donna a essere proprietaria di sé stessa.
La leader radicale aveva collegato questa mentalità anche alla violenza di genere. Quando una donna viene considerata un possesso, la sua autonomia può essere vissuta come un affronto da chi pretende di controllarla.
La risposta non è soltanto nelle nuove leggi
Bonino aveva espresso una posizione precisa anche sulle soluzioni da adottare. Più che continuare a creare nuovi reati, riteneva indispensabile applicare davvero le norme già esistenti.
Accanto all’azione giudiziaria, indicava l’educazione come uno strumento decisivo. La scuola, sosteneva, dovrebbe tornare a offrire un’educazione civica moderna e capace di insegnare il rispetto per chi è diverso da noi.
Il cambiamento culturale non può essere affidato soltanto alle vittime o alle donne. Uno dei passaggi più netti del suo ragionamento riguardava proprio il ruolo maschile.
Per modificare davvero la società, spiegava Bonino, anche gli uomini devono assumersi pubblicamente la responsabilità del cambiamento. Non basta dichiararsi estranei al problema: è necessario prendere posizione e contrastare apertamente i comportamenti che alimentano disuguaglianza e sopraffazione.
Quelle parole, pronunciate tre anni fa, mantengono oggi tutta la loro forza. I continui casi di violenza contro le donne rendono difficile ignorare il richiamo di Bonino alla responsabilità, all’educazione e all’applicazione concreta delle leggi.
Mentre le sue condizioni restano monitorate al Santo Spirito, dalla politica e dalla rete continua ad arrivare un unico messaggio: Emma non è sola in questa nuova battaglia.
