La scomparsa improvvisa di Hayden Panettiere ha riportato alla luce anche un capitolo doloroso della sua carriera. Neutrogena, azienda con cui l’attrice aveva collaborato per circa dieci anni, ha riconosciuto pubblicamente di aver sbagliato nei suoi confronti.
In una dichiarazione diffusa giovedì attraverso il profilo Instagram ufficiale, il marchio ha affrontato quanto accaduto nel 2015. In quel periodo, mentre Hayden combatteva contro la depressione post-partum, il suo lungo rapporto professionale con l’azienda era arrivato alla fine.
«Comprendiamo di averla fatta sentire non sostenuta durante un periodo molto difficile della sua vita. Questo non è ciò che Neutrogena rappresenta né ciò che vogliamo essere», si legge nel messaggio.
Il mea culpa dell’azienda
Nel resto della dichiarazione, Neutrogena si è detta «profondamente addolorata» per la morte dell’interprete di “Heroes”. L’azienda ha ricordato il valore della collaborazione con Hayden e la lunga vicinanza professionale che le aveva unite.
«Per più di dieci anni, Hayden è stata un membro prezioso della nostra comunità Neutrogena. Siamo orgogliosi di aver collaborato con lei».
Il comunicato ha poi riconosciuto l’impatto avuto dall’attrice quando decise di raccontare pubblicamente le proprie difficoltà. Parlare apertamente di depressione post-partum aveva contribuito ad ampliare una conversazione ancora troppo spesso circondata da silenzio e vergogna.

«Il coraggio di Hayden nel condividere le sue difficoltà ha contribuito a stimolare conversazioni importanti e a creare maggiore consapevolezza. Stiamo effettuando un investimento significativo a favore di un’organizzazione sanitaria con cui collaboriamo da tempo, per aiutare un numero maggiore di donne ad avere accesso al sostegno di cui hanno bisogno, comprese le cure per la depressione post-partum».
L’azienda ha promesso di rendere pubblici altri particolari una volta definiti i piani dell’iniziativa.
«Condivideremo ulteriori dettagli con questa comunità quando i piani saranno definiti».
Neutrogena ha concluso spiegando perché aveva scelto di non intervenire immediatamente dopo la notizia della morte dell’attrice.
«Per rispetto della famiglia e delle persone care a Hayden, non volevamo intervenire così presto dopo la sua scomparsa. Tutta Neutrogena esprime le proprie più sentite condoglianze alla famiglia e a tutte le persone che le hanno voluto bene».
La versione raccontata da Hayden
Hayden Panettiere aveva ricostruito la fine di quel rapporto professionale nel memoir “This Is Me: A Reckoning”. Nel libro sosteneva che l’azienda avesse «cancellato il suo contratto di lunga data» dopo una presunta violazione di una clausola morale.
L’attrice aveva collegato la decisione al momento in cui rese pubblica la sua battaglia contro la depressione post-partum, iniziata dopo la nascita della figlia Kaya nel 2014.
Kaya è l’unica figlia di Hayden ed è nata dalla relazione con l’ex compagno Wladimir Klitschko. Nel memoir, pubblicato il 19 maggio, l’attrice aveva descritto la nascita come un’esperienza fisicamente devastante.
«Ho avuto un travaglio di 14 ore con Kaya e sono stata sottoposta a un intervento chirurgico di tre ore dopo la sua nascita».
Il risveglio dopo l’operazione era stato particolarmente duro.
«Quando mi sono svegliata ero esausta, disorientata e divorata dal dolore».
Hayden aveva anche scritto di aver «avuto bisogno di bere per riuscire a ripartire». Il suo racconto non nascondeva la profondità della crisi né le conseguenze che quel periodo aveva avuto sulla vita privata e sul lavoro.
Il colpo ricevuto sul set di “Nashville”
Le difficoltà personali le erano costate anche il ruolo nella serie “Nashville”. Hayden aveva raccontato che quella decisione «l’aveva uccisa», perché aveva sempre considerato la professionalità una parte fondamentale della propria identità.
Neutrogena issues a statement amid backlash following Hayden Panettiere’s death:
“We are proud to have partnered with her and understand that we made her feel unsupported during a very difficult time. This is not what Neutrogena stands for or who we want to be. Hayden’s courage… pic.twitter.com/3xQOK5JCO2
— Pop Base (@PopBase) August 20, 2026
Per anni si era affidata alla carriera come a un punto fermo. Vedere vacillare anche quel lato della sua vita aveva reso ancora più dolorosa una fase già segnata dalla sofferenza.
«I miei fan e la stampa sono stati incredibilmente comprensivi e sarò sempre grata per questo, ma una parte della mia carriera sulla quale ero arrivata a fare affidamento ne ha risentito».
La conclusione della collaborazione con Neutrogena era arrivata mentre Hayden si sentiva già estremamente fragile. Nel libro l’aveva definita «un altro duro colpo in un anno che non aveva dato quasi nient’altro».
L’attrice aveva descritto senza filtri la sensazione di non riuscire più a ritrovare la serenità:
«Avevo la depressione post-partum ed era terribile. Volevo più di ogni altra cosa tornare a quella sensazione di felicità, ma non sapevo nemmeno più dove si trovasse quel posto».
Scelta come testimonial a soli 16 anni
Hayden era diventata testimonial e volto di Neutrogena nel 2005, quando aveva circa 16 anni. Il rapporto con il marchio era proseguito per un decennio, fino ai mesi successivi alle sue prime dichiarazioni pubbliche sulla depressione post-partum.
Nel settembre 2015, durante un’ospitata a “Live With Kelly and Michael”, l’attrice aveva spiegato che quella condizione era «qualcosa di completamente incontrollabile».
L’aveva descritta anche come «davvero dolorosa» e «davvero spaventosa», insistendo sulla necessità che «le donne ricevessero molto sostegno».
Proprio dopo aver deciso di parlare apertamente, il suo contratto con l’azienda era giunto al termine.
La telefonata che non si aspettava
Lo scorso maggio, durante una lunga intervista nel podcast di Jay Shetty, Hayden era tornata sull’episodio. Aveva spiegato che essere allontanata per aver parlato della depressione post-partum era stata «l’ultima cosa per cui avrei mai pensato che mi avrebbero licenziata».
La telefonata ricevuta in quel periodo le era rimasta impressa.
«Quando ho ricevuto quella telefonata in cui mi dicevano che Neutrogena voleva licenziarmi per questo, il mio rappresentante dell’epoca disse: “È illegale. Non potete farlo”».
Hayden aveva poi chiarito che, formalmente, l’azienda non aveva interrotto il contratto prima della scadenza. Quando era arrivato il momento di prolungarlo, aveva semplicemente scelto di non rinnovarlo.
A distanza di anni, Neutrogena ha riconosciuto che l’attrice si era sentita abbandonata proprio mentre attraversava uno dei momenti più difficili della sua vita. Le scuse sono state accompagnate dalla promessa di un investimento destinato a migliorare l’accesso al sostegno sanitario per altre donne.
Resta però il peso delle parole lasciate da Hayden nel suo libro e nelle sue ultime interviste: quando trovò il coraggio di raccontare la propria fragilità, una collaborazione durata dieci anni si concluse e un’altra certezza venne meno.
