Per Mauro Marin si apre un nuovo e delicato capitolo giudiziario. Il vincitore della decima edizione del Grande Fratello è stato denunciato da una donna di 29 anni per fatti che, nella sua ricostruzione, sarebbero avvenuti il 7 maggio all’interno dell’abitazione dell’uomo a Castelfranco Veneto.
Le contestazioni devono ancora essere verificate nelle sedi competenti e non è stata pronunciata alcuna sentenza su questa vicenda. Marin, 46 anni, non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche, mentre dai suoi legali non sono arrivati comunicati. Anche sui suoi profili social non risultano commenti relativi alle accuse.
La sua immagine pubblica è molto diversa rispetto agli anni della vittoria televisiva e delle numerose ospitate. Più recentemente il suo nome è comparso nelle cronache per alcune vicende giudiziarie e per una colluttazione con dei ladri che aveva sorpreso nella propria abitazione.
L’imprenditore veneto ha inoltre già ricevuto una condanna a 20 giorni di reclusione per percosse ai danni di un’ex compagna. La nuova denuncia riguarda però un’altra donna e fatti distinti, che saranno valutati autonomamente dalla giustizia.
Il racconto della ventinovenne
La donna conosceva Mauro Marin da circa tre anni. Il 7 maggio sarebbe stata invitata nella sua casa di Castelfranco Veneto, ma poco dopo il suo arrivo la situazione, nella versione contenuta nella denuncia, sarebbe cambiata radicalmente.
La giovane ha dichiarato che tutto avrebbe avuto inizio dopo il suo rifiuto di bere qualcosa. Marin avrebbe reagito assumendo un atteggiamento aggressivo e avrebbe impugnato un coltello da cucina lungo circa 30 centimetri per minacciarla.
Sempre nella ricostruzione della denunciante, la donna sarebbe stata successivamente immobilizzata utilizzando la cintura di un accappatoio. Sarebbero quindi avvenuti gli episodi al centro dell’indagine.
La ventinovenne sostiene che la condotta contestata sarebbe proseguita per circa un’ora. Si tratta della sua versione, che dovrà essere esaminata e confrontata con gli altri elementi raccolti dagli investigatori.
Il breve filmato consegnato agli inquirenti
Dopo i presunti fatti, la giovane sarebbe riuscita a realizzare una breve registrazione. Il video è stato acquisito ed è entrato negli atti dell’indagine.
Nella clip, Marin avrebbe riconosciuto che tra loro c’era stato un incontro fisico. Allo stesso tempo, però, avrebbe negato di aver utilizzato qualunque forma di violenza.
La registrazione potrebbe quindi avere un ruolo importante nella ricostruzione dell’accaduto, ma il suo contenuto dovrà essere valutato integralmente dalle autorità. Un singolo passaggio, isolato dal resto del materiale, non può stabilire da solo ciò che sia realmente avvenuto all’interno dell’abitazione.
Gli investigatori dovranno analizzare la sequenza temporale, le dichiarazioni delle persone coinvolte e ogni elemento utile a verificare la compatibilità tra il racconto della donna e le altre prove disponibili.
La richiesta di lavarsi e la chiamata all’amico
Le accuse contenute nella denuncia non si fermano a quanto sarebbe successo durante quell’ora. La giovane ha dichiarato che, subito dopo, sarebbe stata costretta a lavarsi e ripulirsi.
Per la denunciante, quella richiesta avrebbe avuto lo scopo di eliminare possibili tracce. Anche questo aspetto dovrà essere accertato nel corso dell’indagine.
Proprio mentre si trovava a lavarsi, la donna sarebbe riuscita a recuperare il proprio telefono. Avrebbe quindi contattato un amico, chiedendogli di raggiungerla e portarla via dalla casa.
L’uomo sarebbe arrivato sul posto per aiutarla, ma anche lui, nella ricostruzione inserita nella denuncia, sarebbe stato minacciato. Marin avrebbe impugnato un’accetta rivolgendola contro l’amico della giovane.
La testimonianza di questa persona potrebbe diventare rilevante per chiarire quanto sarebbe accaduto nella parte finale della serata e le circostanze nelle quali la ventinovenne è riuscita a lasciare l’abitazione.
Il 23 settembre l’incidente probatorio
Il prossimo passaggio giudiziario è fissato per il 23 settembre. La donna verrà ascoltata dal giudice per le indagini preliminari Gianluigi Zulian attraverso la formula dell’incidente probatorio.
Questa procedura permette di raccogliere e fissare una testimonianza durante la fase delle indagini, rendendola utilizzabile anche in un eventuale processo. Il racconto della giovane verrà quindi formalizzato davanti al giudice e inserito negli atti.
L’incidente probatorio non equivale a una dichiarazione di colpevolezza nei confronti dell’indagato. Serve a preservare una prova e a consentire che la testimonianza venga acquisita con le garanzie previste dalla legge.
Soltanto al termine degli accertamenti sarà possibile stabilire se ci siano gli elementi per arrivare a un processo. Fino a quel momento, le accuse della donna restano contestazioni da verificare e Mauro Marin deve essere considerato non colpevole.
Il precedente con l’ex compagna
La nuova denuncia arriva dopo una vicenda giudiziaria che aveva coinvolto un’ex fidanzata dell’imprenditore. In quel procedimento, Marin è stato condannato a 20 giorni per percosse.
Tra gli elementi presentati dall’ex compagna figurava anche un referto medico. Il documento certificava un «trauma toracico e facciale e uno stato di agitazione psichica».
Quel precedente e la denuncia attuale riguardano persone, circostanze e procedimenti differenti. La nuova indagine dovrà quindi essere condotta sulla base delle prove specifiche relative ai presunti fatti del 7 maggio.
Adesso l’attenzione è concentrata sull’audizione del 23 settembre. Sarà quella testimonianza a fissare formalmente il racconto della ventinovenne, mentre resta attesa l’eventuale posizione di Marin e dei suoi difensori.
