Alfonso Signorini ha deciso di aprire un nuovo fronte giudiziario nella vicenda che lo contrappone a Fabrizio Corona. Il conduttore ha avviato una causa civile contro Google, proprietaria di YouTube, chiedendo un risarcimento di 5 milioni di euro per i danni che la diffusione dei video di Falsissimo avrebbe provocato alla sua immagine, alla carriera e alla salute.
La domanda risarcitoria si aggiunge alla denuncia già presentata contro Corona per concorso in diffamazione. Al centro della controversia ci sono i contenuti pubblicati nel format online, nei quali Signorini è stato associato a presunti comportamenti abusivi e ricattatori nei confronti di aspiranti concorrenti del Grande Fratello.
Quelle rimangono accuse contestate e non fatti accertati. Saranno le autorità competenti a valutare responsabilità e fondatezza delle diverse ricostruzioni.
L’atto di citazione è stato depositato nel mese di maggio. I legali del conduttore, Domenico Aiello e Daniela Missaglia, hanno descritto nel documento le conseguenze che la campagna attribuita a Corona avrebbe avuto sia sul piano professionale sia nella vita privata del loro assistito.
Il danno economico indicato dalla difesa
Uno dei punti centrali della richiesta riguarda il presunto danno patrimoniale. Signorini viene descritto dai suoi avvocati come un protagonista di primo piano del settore televisivo ed editoriale, per il quale credibilità, reputazione e riconoscibilità pubblica rappresentano anche strumenti fondamentali di lavoro.
La diffusione delle accuse avrebbe quindi colpito non soltanto la sua immagine personale, ma anche il valore commerciale legato al suo nome.
Per mostrare la possibile portata economica delle conseguenze, nell’atto sono stati inseriti anche i compensi che Signorini avrebbe ricevuto da Mediaset prima della decisione di autosospendersi.

Il suo contratto avrebbe previsto un minimo garantito pari a 1,2 milioni di euro l’anno. A questa cifra si sarebbero aggiunti 480mila euro per lo sfruttamento dei diritti d’immagine.
Numeri rilevanti, utilizzati dalla difesa per sostenere che una perdita di reputazione potrebbe avere effetti diretti sulla capacità professionale e sui futuri guadagni del conduttore.
La richiesta da 5 milioni, tuttavia, non è stata ancora riconosciuta. Rappresenta la somma domandata dalla parte di Signorini e dovrà essere valutata dal Tribunale di Milano.
Le conseguenze sulla vita personale
La causa non si concentra soltanto sull’aspetto economico. Gli avvocati sostengono che l’esposizione mediatica avrebbe avuto un impatto profondo anche sull’equilibrio personale e psicologico del loro assistito.
Tra gli elementi inseriti nell’atto compaiono la chiusura dei profili social, la sospensione degli impegni pubblici e la drastica riduzione dell’esposizione mediatica. Signorini avrebbe inoltre vissuto con il timore costante che venissero pubblicati altri contenuti sul suo conto.
La difesa ha presentato anche una consulenza specialistica. Nel quadro illustrato dai legali vengono indicati sintomi riconducibili ad ansia, depressione, fobie sociali, attacchi di panico e stress post-traumatico.
Si tratta di condizioni riportate dalla parte del conduttore nell’ambito della causa. Sarà il procedimento giudiziario a stabilire il loro peso, l’eventuale collegamento con la diffusione dei video e l’entità dei danni risarcibili.
Secondo la tesi difensiva, la pressione non si sarebbe limitata ai giorni immediatamente successivi alla pubblicazione. Il timore di nuove uscite avrebbe spinto Signorini ad allontanarsi progressivamente dalla scena pubblica e a interrompere una parte delle sue attività.
La vicenda avrebbe quindi inciso contemporaneamente sulla sfera emotiva, sulle relazioni sociali e sul percorso lavorativo del conduttore.
Perché la causa coinvolge anche Google
Il nodo della controversia riguarda il ruolo della piattaforma sulla quale i video sono stati diffusi. Google viene chiamata in causa in quanto proprietaria di YouTube.
Per gli avvocati di Signorini, la società non sarebbe intervenuta con sufficiente rapidità per eliminare i contenuti ritenuti lesivi. La contestazione comprende anche la presunta mancata prevenzione delle successive ripubblicazioni.
Una volta comparsi online, infatti, i video avrebbero continuato a circolare e a essere caricati nuovamente, moltiplicandone la diffusione. Proprio questa permanenza avrebbe contribuito, nella ricostruzione della difesa, ad amplificare le conseguenze sulla reputazione di Signorini.
La richiesta da 5 milioni nasce quindi dall’idea che la piattaforma non abbia adottato misure abbastanza tempestive ed efficaci per fermare la circolazione dei contenuti contestati.
Google avrà la possibilità di presentare le proprie difese, replicare alle accuse e chiarire le procedure seguite per la gestione delle segnalazioni e delle richieste di rimozione.
Non è ancora possibile sapere come il tribunale valuterà il comportamento della società né se riterrà fondata, totalmente o parzialmente, la domanda risarcitoria.
L’appuntamento davanti al Tribunale di Milano
Il prossimo passaggio è già fissato. L’udienza si terrà il 20 dicembre davanti al Tribunale di Milano.
In quella sede inizierà il confronto giudiziario sulla responsabilità attribuita alla piattaforma e sull’effettiva portata dei danni lamentati da Signorini.
La causa apre una questione che va oltre il contrasto personale tra il conduttore e Corona. Al centro c’è anche la responsabilità delle grandi piattaforme nella diffusione e nella ripubblicazione di contenuti che una persona considera diffamatori e gravemente lesivi.
Da una parte, Signorini sostiene di avere subito un danno economico e personale enorme, documentato anche attraverso una consulenza specialistica. Dall’altra, Google potrà contestare la ricostruzione, l’entità della somma richiesta e il proprio coinvolgimento.
Per il momento esiste una richiesta da 5 milioni di euro, non una condanna. Toccherà ai giudici esaminare i documenti, ascoltare le posizioni delle parti e stabilire se ci siano responsabilità risarcitorie.
Intanto il caso Corona-Signorini, già segnato da accuse, denunce e una forte esposizione pubblica, entra in una fase ancora più delicata. Questa volta lo scontro non si consumerà soltanto attraverso video e dichiarazioni, ma nelle aule del Tribunale di Milano.
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