Amanda Lear ha attraversato decenni di spettacolo incontrando alcune delle personalità più importanti della musica, dell’arte e del cinema. Nella sua lunga carriera ha frequentato Salvador Dalì, vissuto una relazione con David Bowie e lavorato anche al fianco di Adriano Celentano. Davanti al Palazzo Mediceo di Seravezza, durante il Versilia Cult, l’artista ha riaperto il suo personale archivio dei ricordi senza risparmiare giudizi pungenti.
Nel corso dell’incontro ha parlato della prima volta in cui conobbe Dalì, della storia vissuta con Bowie e del nuovo progetto che la vedrà collaborare con Ferzan Özpetek. Ma uno dei passaggi più taglienti ha riguardato Madonna e l’immagine scelta dalla popstar per Confessions on a Dance Floor, album pubblicato nel 2005.
Secondo Amanda, lo stile adottato dalla cantante americana durante quella fase avrebbe richiamato apertamente i look che lei sfoggiava negli anni Settanta, compresi quelli mostrati nel programma Stryx. Il riferimento riguarda soprattutto l’estetica da discoteca e la celebre pettinatura resa popolare da Farrah Fawcett.
“Dovete capire che Madonna è una molto furba, lei ha capito che il look disco giusto era questo, come il mio, ai tempi andava molto questa pettinatura alla Farrah Fawcett. Dunque, quando lei ha lavorato a questo suo album disco ha voluto rifare questo look”, ha dichiarato Lear.
Non si tratta della prima volta in cui Amanda sostiene di aver anticipato una scelta estetica della Ciccone. Già nel 2005, durante un’ospitata nel programma francese On Ne Peut Pas Plaire à Tout le Monde, aveva invitato il pubblico a osservare le sue vecchie fotografie.
In quell’occasione disse: “Guardate le mie foto di molti anni fa… è singolare pensare che oggi, la più grande star al mondo, Madonna, è costretta a imitare la mia acconciatura”.
Il tono diventò ancora più duro nel 2021, quando Amanda affermò che Madonna si stava rendendo ridicola e precisò di non provare alcuna invidia nei confronti della regina del pop.
Eppure, nell’intervista a Belve trasmessa lo scorso aprile, Lear ha ammesso che un tempo una certa gelosia c’era stata. Anche quella confessione, però, è arrivata accompagnata da una valutazione poco tenera delle qualità vocali della star di Hung Up.
“A un certo momento ero invidiosa di Madonna. Perché mi dicevo, ‘ma questa donna, mi dispiace, ma non è questo granché’. Poi l’ho vista varie volte sul palco e devo dire che è una brava showgirl, cantante no, ma showgirl sì”, ha spiegato.
Il progetto con Celentano che Amanda Lear preferirebbe dimenticare
Dall’immagine di Madonna, la conversazione si è spostata su un capitolo decisamente meno brillante della carriera di Lear. Nel 1978 partecipò a Zio Adolfo in arte Führer, commedia diretta da Adriano Celentano che non riuscì a conquistare né il pubblico né la critica.
Amanda ha inserito senza esitazioni quel titolo tra i lavori che oggi non accetterebbe nuovamente. Ha ricordato che nella vita di un’artista possono arrivare programmi e pellicole poco convincenti, affrontati soprattutto per necessità economiche.
“Ci sono cose del mio passato che non rifarei. Ho fatto dei programmi che non mi piacevano per nulla, ma anche dei film, ma questo si fa per pagare l’affitto. Purtroppo è così. Ho fatto un film con Adriano Celentano che era un disastro. Nessuno l’ha visto comunque”, ha raccontato.
L’ottantaseienne ha poi ricostruito gli imprevisti che complicarono la lavorazione. Il suo personaggio era una cantante tedesca chiamata a interpretare Lili Marlene, ma l’utilizzo del brano provocò un problema legato ai diritti.
Durante le riprese arrivarono infatti alcuni documenti dalla Germania. Rainer Werner Fassbinder aveva acquistato i diritti della canzone e la produzione non era autorizzata a inserirla nel film. Fu quindi necessario intervenire sul progetto e sostituire il pezzo musicale.
Lear ha raccontato anche un altro dettaglio diventato centrale nel rapporto con Celentano: il suo amore per il viola. L’artista si presentò sul set vestita interamente con il suo colore preferito, scoprendo soltanto in seguito che in Italia viene considerato da molti un simbolo di sfortuna, soprattutto nell’ambiente dello spettacolo.
“Adriano Celentano è molto superstizioso. Il mio colore preferito è il viola, mi vesto spesso viola dalla testa ai piedi. In Italia ho scoperto successivamente che per molti porta jella. Sono arrivata per girare il film, che avevo questo look totalmente viola”, ha ricordato.
Poi ha proseguito: “La mia parte era quella di una cantante tedesca che cantava Lili Marlene. Un giorno ci sono arrivati dei documenti dalla Germania, perché Fassbinder aveva acquistato i diritti della canzone Lili Marlene. Ci è stato proprio detto che non avevamo alcun diritto di cantare il pezzo nel film”.
La modifica forzata rese tutto più complicato: “Per noi non è stato facile, abbiamo dovuto rifare il film usando un’altra canzone. Il film ha fatto un tonfo abissale e Celentano ha detto che era tutta colpa mia”.
Il giudizio di Amanda su Zio Adolfo in arte Führer era già emerso anni prima. In un’altra intervista aveva definito il suo debutto cinematografico italiano un rimpianto e aveva ricordato di aver interpretato una cantante tedesca ispirata a Marlene Dietrich.
“Un mio rimpianto è il primo film girato in Italia. Zio Adolfo in arte Führer. Un disastro. Interpretavo una cantante tedesca alla Dietrich, ma Celentano, superstizioso, si convinse che Marlene porta sfortuna, poi ha dato la colpa a me e al mio vestito viola del flop. Il film era orrendo”, dichiarò.
La pellicola non è ricordata tra i successi di Celentano e, già all’epoca della sua uscita, ricevette valutazioni negative anche da parte della critica cinematografica. Amanda Lear, dunque, non ha addolcito il passato: ha semplicemente ribadito un’opinione che porta avanti da tempo.
