Dal municipio alle strade percorse con la protezione degli agenti. Per Matteo Lepore, sindaco di Bologna dall’ottobre 2021, la quotidianità è cambiata radicalmente dopo una serie di intimidazioni che hanno coinvolto perfino la sua famiglia. Il suo nome, fino a quel momento legato soprattutto alle decisioni amministrative e alle politiche urbane, è così finito al centro di una vicenda ben più delicata.
Nato nel 1980 nel quartiere Savena, Lepore ha costruito gran parte della propria vita personale e professionale nella città che oggi amministra. Il rapporto con Bologna affonda le radici nell’infanzia e si è trasformato, nel corso degli anni, in un impegno politico diretto.
Dopo il diploma conseguito al Liceo Classico Luigi Galvani, ha studiato Scienze Politiche all’Università di Bologna. Alla laurea ha aggiunto tre master dedicati alle Relazioni Internazionali, all’Edilizia e Urbanistica e all’Economia della Cooperazione.
Prima di dedicarsi completamente alle istituzioni, ha lavorato nel campo cooperativo e dello sviluppo del territorio con Legacoop Bologna. È stata una fase importante del suo percorso, che gli ha permesso di confrontarsi con i temi economici e sociali della città prima dell’ingresso definitivo nella politica locale.
La sua esperienza nel Partito Democratico ha cominciato a prendere una forma istituzionale nel 2011, quando è entrato nel Consiglio Comunale. Per dieci anni ha fatto parte della giunta guidata da Virginio Merola, occupandosi di Cultura, Turismo e Immaginazione Civica.
Nel 2021 ha vinto le primarie della coalizione di centrosinistra. Poco dopo è arrivata l’elezione a sindaco già al primo turno, con oltre il 60 per cento dei voti. Da quel momento Lepore ha cercato di caratterizzare il proprio mandato con iniziative rivolte alle famiglie, alla sostenibilità e alla vivibilità degli spazi urbani.
Una delle scelte più conosciute della sua amministrazione è il progetto Bologna Città 30. Con questa misura, il capoluogo emiliano è diventato la prima grande città italiana ad abbassare a 30 chilometri orari il limite di velocità nella maggior parte delle strade urbane.
Il provvedimento è stato concepito per diminuire gli incidenti più gravi, offrire maggiore sicurezza ai pedoni e contenere l’inquinamento acustico. Tra gli obiettivi c’è anche quello di rendere le strade più accessibili a bambini, anziani e persone vulnerabili.
Dietro l’uomo pubblico c’è però una dimensione privata che Lepore ha sempre difeso con grande attenzione. Nel maggio 2022 ha sposato Margherita Toma, con la quale ha avuto due figli, Irma e Orlando.
Nonostante gli impegni e i ritmi imposti dalla carica di primo cittadino, ha cercato di tenere la famiglia lontana dai riflettori. Vita politica e casa sono rimaste due realtà nettamente separate, proprio per evitare che i suoi affetti venissero trascinati nell’esposizione mediatica.
Quell’equilibrio è stato spezzato durante l’estate del 2026. Tutto è accaduto dopo la morte di Abderrahim Fakir, 42 anni, deceduto durante un fermo di polizia nel quartiere Pilastro.
In seguito alla tragedia, Lepore ha promosso insieme ai familiari di Fakir un presidio pacifico in Piazza Nettuno. L’obiettivo dell’iniziativa era chiedere chiarezza sull’accaduto e giustizia. La giornata, tuttavia, è poi degenerata in disordini di piazza.
Da quel momento contro il sindaco si è sollevata una pesante campagna di ostilità. Le intimidazioni non sono rimaste confinate a generiche contestazioni politiche: sui suoi profili social sono comparsi messaggi nei quali venivano nominati persino i figli e ricordato il suo precedente indirizzo di casa.
Anche nel centro storico di Bologna sono apparse scritte realizzate con vernice nera. Accanto ai simboli anarchici erano presenti avvertimenti espliciti rivolti direttamente al primo cittadino. Il confine tra dissenso e pericolo concreto era ormai stato superato.
La Prefettura, davanti all’aggravarsi della situazione, ha disposto una scorta per Lepore. Da allora il sindaco viene accompagnato da due agenti della Guardia di Finanza, una protezione necessaria che ha inevitabilmente limitato la sua libertà personale.
Parallelamente sono partite le indagini della Digos. Oltre 20 persone sono state iscritte nel registro degli indagati, mentre gli investigatori hanno cominciato a ricostruire provenienza e responsabilità delle intimidazioni.
Lepore ha affrontato la vicenda senza toni esasperati, mantenendo una posizione ferma. Ha ribadito la propria fiducia nelle forze dell’ordine e nello Stato, mentre la scorta è diventata il segno più evidente di quanto quelle minacce abbiano modificato la sua vita e quella dei suoi cari.
