Gino Paoli, addio a un’anima fuori dalle regole: si chiude una storia che non ha mai smesso di bruciare

Ci sono addii che non arrivano mai davvero all’improvviso, ma quando accadono fanno comunque rumore. Gino Paoli è morto a 91 anni, lasciando dietro di sé un silenzio difficile da colmare. E insieme a quel silenzio, torna inevitabile un pensiero: quello che porta a Ornella Vanoni, scomparsa il 21 novembre 2025 alla stessa età.

Due percorsi lunghissimi, due vite vissute fino in fondo. Ma soprattutto una storia che, anche quando sembrava finita, non lo è stata mai davvero. Un legame fatto di distanze, ritorni, parole non dette e canzoni che parlavano al posto loro.

Paoli non era solo un cantautore. Era uno di quelli che entrano nella vita delle persone senza fare rumore, ma restano. La sua voce bassa, quasi distratta, e quel modo di scrivere diretto, senza cercare di rendere tutto più bello di quanto fosse, lo hanno reso unico.

Genovese, parte di una generazione irripetibile insieme a Fabrizio De André, Luigi Tenco e Bruno Lauzi, ha firmato brani che ancora oggi suonano veri proprio perché imperfetti. “Il cielo in una stanza”, “Sapore di sale”, “Senza fine”, “La gatta”: non semplici canzoni, ma frammenti di vita messi in musica.

E poi c’è quella storia che torna sempre. Ornella. Un rapporto che oggi verrebbe raccontato ovunque, ma che allora viveva di silenzi, incontri, allontanamenti. Non lineare, non semplice. E proprio per questo impossibile da cancellare.

Anche quando le loro strade si sono separate, qualcosa è rimasto. Un filo invisibile che non si è mai spezzato davvero. Oggi, con la loro scomparsa a pochi mesi di distanza, quel filo sembra chiudersi, come se il tempo avesse deciso di portarli via seguendo lo stesso ritmo.

Paoli ha sempre mostrato anche il suo lato più fragile. Non lo ha mai nascosto del tutto. Negli anni Sessanta, il tentativo di suicidio ha segnato profondamente la sua esistenza, diventando parte di quel modo intenso e senza filtri con cui ha vissuto e raccontato la vita.

Non cercava approvazione, non inseguiva la perfezione. Era così com’era, anche quando risultava scomodo. Ed è forse proprio questo che lo ha reso così riconoscibile, così difficile da imitare.

Sulle cause della morte non sono stati diffusi dettagli ufficiali. Ma ciò che resta è qualcosa di più grande. Con lui se ne va un modo di intendere la musica, l’amore, la libertà.

La sua vita privata racconta la stessa intensità. È stato sposato con Anna Fabbri, da cui ha avuto il figlio Giovanni, scomparso un anno fa a 60 anni per un infarto fulminante. Dal 1991 era legato a Paola Penzo, con cui ha avuto Nicolò, Tommaso e Francesco. Dalla relazione con Stefania Sandrelli è nata Amanda. Cinque figli, una famiglia complessa, proprio come lui.

Gino Paoli non lascia solo canzoni. Lascia un modo di stare al mondo che oggi sembra sempre più raro.

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