Per anni ha sorriso davanti alle telecamere, ma dietro quell’immagine luminosa si nascondeva una battaglia durissima. Barbara Tabita, volto amatissimo dal pubblico per I Cesaroni, ha deciso di raccontare senza filtri il lungo percorso segnato dalla malattia che ha condizionato profondamente la sua vita personale e professionale.
Oggi ha 47 anni e parla apertamente dell’emicrania con aura, una condizione che l’ha accompagnata per oltre vent’anni. I primi segnali sono arrivati quando era poco più che una ragazza. Aveva appena 20 anni quando fu colpita da un TIA, un attacco ischemico transitorio che inizialmente si manifestò come un mal di testa improvviso e violento. Solo in seguito avrebbe capito che si trattava di emicrania con aura. In quei momenti, racconta, le parole uscivano sbagliate, il pensiero si spezzava, il corpo non rispondeva come avrebbe dovuto.

Per molto tempo ha attribuito tutto allo stress, cercando di andare avanti come se nulla fosse. Ma a 40 anni è arrivato un episodio ancora più forte. La luce del sole, entrata dalla finestra, le è sembrata una lama conficcata negli occhi, seguita da un dolore devastante. La paura è stata immediata: il timore di una paralisi temporanea, perché l’emicrania con aura può imitare i sintomi di un ictus.
Tabita descrive l’aura come qualcosa di spaventoso: la lingua che sembra intorpidita, il formicolio persistente su labbra, mento e dita, la luce naturale e quella degli schermi che diventano insopportabili. Poi arriva la fase peggiore, quella del dolore vero e proprio, feroce e paralizzante.
La situazione è ulteriormente peggiorata dopo la gravidanza. A 44 anni è diventata madre di Beatrice, ma i cambiamenti ormonali e lo sforzo fisico hanno scatenato una vera tempesta nel suo corpo. Dopo il parto, racconta, è arrivato un crollo ancora più profondo.
Da lì sono iniziati sette anni che l’attrice definisce senza esitazioni come un inferno. Era spesso costretta a letto, incapace di vivere pienamente la quotidianità. Come donna e come madre si sentiva annientata dal dolore. Ricorda di aver visto sua figlia crescere da lontano, senza poter essere presente come avrebbe voluto in ogni momento.

Nonostante tutto, non ha mai smesso di cercare una soluzione. In vent’anni, la medicina ha fatto passi avanti e lei non ha mai smesso di informarsi e provare nuove strade. La svolta, nel suo caso, è arrivata grazie a una terapia mirata a base di anticorpi monoclonali, che ha finalmente funzionato.
Quell’esperienza l’ha trasformata profondamente. Quei sette anni l’hanno cambiata, ma le hanno anche insegnato qualcosa di fondamentale. Ha smesso di vedersi come fragile e ha iniziato a trattarsi con gentilezza. Da lì è arrivata anche la possibilità di tornare a lavorare, a recitare, a sentirsi di nuovo se stessa.
Oggi Barbara Tabita guarda indietro con consapevolezza e conclude il suo racconto con parole che segnano una rinascita: dopo tanto buio, finalmente, vive nella luce.
