Il giudice che ha cambiato il tono di MasterChef 15: chi è davvero Jeremy Chan

A MasterChef Italia 15 non è passato inosservato. Jeremy Chan ha portato in cucina qualcosa che va oltre la tecnica: un mix raro di carisma, lucidità e visione che ha colpito pubblico e concorrenti fin dal primo istante. Giovane, sicuro, mai sopra le righe, lo chef due stelle Michelin ha saputo imporsi senza alzare la voce, lasciando parlare i piatti e lo sguardo.

Nato nel 1987 a Hong Kong da padre di origine cinese e madre canadese, Chan è cresciuto muovendosi tra continenti e culture. Ha vissuto tra Hong Kong, Canada, Stati Uniti e Regno Unito, costruendo fin da giovanissimo un’identità internazionale che oggi si riflette in ogni scelta culinaria. La sua cucina non appartiene a una tradizione precisa, ma nasce dall’incrocio di esperienze, memorie e contaminazioni profonde.

Prima di entrare nel mondo dell’alta ristorazione, Jeremy Chan ha seguito un percorso accademico fuori dal comune. Si è laureato con lode in Lingue e Filosofia all’Università di Princeton, negli Stati Uniti. Dopo l’università ha lavorato anche nel settore finanziario e ha vissuto in Spagna, ma la cucina ha finito per imporsi come unica strada possibile, spingendolo a cambiare vita senza mezze misure.

Il punto di svolta arriva nel 2017 a Londra, quando fonda insieme a Iré Hassan-Odukale il ristorante Ikoyi. Nato nel West End, Ikoyi si è rapidamente trasformato in uno dei luoghi più osservati della cucina europea contemporanea. Il suo stile è difficile da etichettare: spezie intense, fermentazioni, ingredienti stagionali e forti richiami all’Africa occidentale, riletti però con tecniche moderne e una precisione quasi chirurgica. Non cucina etnica, ma un linguaggio gastronomico completamente personale.

Il riconoscimento non tarda ad arrivare. Nel 2019 Ikoyi conquista la prima stella Michelin, a poco più di un anno dall’apertura. Nel 2022 arriva la seconda, che consacra definitivamente Chan tra gli chef più influenti della sua generazione. Un risultato che premia una cucina coraggiosa, mai accomodante, ma sempre controllata.

Tra i piatti che raccontano meglio la sua visione c’è lo smoked jollof, reinterpretazione elegante del celebre riso dell’Africa occidentale, arricchito da affumicature, spezie complesse e spesso abbinato a granchio o crostacei. Non meno emblematici sono i suoi lavori su carne e pesce, come la costata di manzo alla griglia con astice, finferli e salse speziate. Piatti che chiedono attenzione, concentrazione e pensiero, proprio come ha preteso dai concorrenti durante la Masterclass di MasterChef 15.

Fuori dalla cucina, Jeremy Chan resta una figura schiva. Protegge con decisione la propria vita privata e non condivide dettagli su relazioni o affetti personali. È una scelta precisa: lasciare che a parlare sia solo il lavoro. Nel tempo libero coltiva passioni che tornano spesso nella sua cucina, dalla letteratura alla filosofia, fino allo studio delle lingue. Ne parla sette fluentemente e ha raccontato di aver studiato anche l’italiano, spinto dall’amore per i classici.

Viaggia spesso, non solo per impegni professionali, ma per osservare da vicino culture gastronomiche e sistemi alimentari locali. Ogni esperienza diventa materiale di studio, ogni incontro un possibile punto di partenza per un nuovo piatto. Ed è forse questo che ha conquistato MasterChef 15: la sensazione di trovarsi davanti non solo a uno chef stellato, ma a una mente che pensa il cibo in modo radicalmente diverso.

dreamy-smile.com