Elena Santarelli torna a parlare di uno dei capitoli più duri della sua vita e lo fa con parole che colpiscono. Ospite a La Volta Buona, la conduttrice 44enne ha commentato la condanna della persona che per anni l’ha perseguitata sui social, spiegando perché, fin dall’inizio, fosse convinta che dietro quei messaggi si nascondesse una donna.
Secondo il racconto di Elena, tutto è iniziato con una valanga di messaggi violenti, carichi di odio e minacce. Ma a renderli davvero insopportabili era il bersaglio scelto: suo figlio. Commenti che non solo colpivano lei, ma che facevano riferimento a una tragedia familiare già vissuta, arrivando perfino ad augurare che quell’incubo si ripetesse.

Santarelli ha spiegato che, pur non mostrando mai il figlio sui social, la stalker trovava comunque il modo di colpire. Bastava una foto sorridente perché arrivassero frasi cariche di crudeltà, allusioni pesanti e messaggi che lasciavano il segno. Un accanimento che, con il tempo, è diventato sempre più inquietante.
A un certo punto, Elena ha deciso di affrontare direttamente la persona che la tormentava. L’ha contattata in privato, nei messaggi diretti, perché non riusciva ad accettare che qualcuno potesse mostrare tanta cattiveria verso un bambino e una famiglia già segnata dalla sofferenza. È stato proprio lì che la situazione è precipitata.
Nei direct sono arrivate minacce esplicite. Frasi che parlavano di stare attenta, di controllare ogni mossa. Quelle parole, racconta Elena, l’hanno spaventata davvero. È stato il momento in cui ha deciso di rivolgersi alla polizia postale, segnalando tutto anche alle piattaforme social.

Fin dall’inizio, però, Elena aveva una convinzione precisa. Anche quando l’identità della stalker non era ancora nota, lei sentiva che si trattava di una donna. Lo ha spiegato anche agli investigatori, senza mezzi termini: una cattiveria così lucida, così mirata, secondo la sua esperienza, poteva arrivare solo da una figura femminile. Un pensiero duro, che ha ribadito pubblicamente, sottolineando come le donne, a volte, possano essere capaci di una crudeltà estrema.
La vicenda si è conclusa con una condanna: nove mesi di reclusione, pena sospesa dopo il patteggiamento. Al posto del carcere, la stalker dovrà affrontare un percorso psicologico. Una decisione che chiude formalmente il caso, ma che non cancella il peso emotivo di quanto vissuto.
Per Elena Santarelli resta la consapevolezza di aver fatto la cosa giusta denunciando. E la certezza che il silenzio, in situazioni come queste, non è mai la soluzione.
