Natasha Stefanenko e Luca Sabbioni, il sì arrivato col tempo: il motivo dietro le nozze in chiesa dopo trent’anni

Ci sono scelte che non arrivano subito, ma maturano lentamente, attraversando anni di vita, dubbi e trasformazioni personali. È quello che è successo a Natasha Stefanenko e Luca Sabbioni, che hanno deciso di celebrare il matrimonio religioso a distanza di trent’anni dal loro primo sì civile. Una decisione intima, consapevole, raccontata senza filtri durante la loro ospitata televisiva.

Seduti nello studio di Da noi… a ruota libera, la coppia ha ripercorso un pezzo importante della propria storia, spiegando perché solo oggi hanno sentito il bisogno di sposarsi in chiesa. Il loro primo matrimonio risale a trent’anni fa, celebrato con rito civile a Sant’Elpidio a Mare. All’epoca erano giovani, innamorati, ma non allineati sul piano spirituale.

Natasha, oggi 56 anni, ha ammesso con grande sincerità che quella mancanza aveva pesato soprattutto su Luca. Lui, 60 anni, è cresciuto con la fede e avrebbe desiderato fin dall’inizio una cerimonia religiosa. Lei, invece, proveniva da una realtà completamente diversa. Nata e cresciuta in un Paese ateo, aveva interiorizzato un’educazione lontana da qualsiasi forma di religiosità.

In quegli anni non si sentiva pronta. Non era una chiusura verso il compagno, ma una distanza interiore che non poteva forzare. Luca ne soffrì, lo ha riconosciuto lei stessa, ma ha rispettato i tempi di Natasha senza mai imporre nulla. Una pazienza che, col tempo, ha trovato il suo senso.

Il cambiamento è arrivato gradualmente. A riavvicinare Natasha alla fede è stata la nonna, con racconti semplici, domande gentili, parole mai invasive. Da quella presenza è nata una curiosità sottile, poi un dubbio positivo, fino a diventare una convinzione personale. Un percorso lento, autentico, che l’ha portata a battezzarsi a quarant’anni.

In quel momento, però, arrivò anche una promessa. Il sacerdote le chiese un impegno preciso: un giorno avrebbe consacrato il suo matrimonio anche in chiesa. Una frase rimasta sospesa nel tempo, fino a diventare realtà.

Il 29 dicembre scorso, lontano dall’Italia, Natasha e Luca hanno pronunciato quel sì che era rimasto in attesa per trent’anni. Lo hanno fatto in Brasile, in una cerimonia intima, lontana dai riflettori, circondati solo da pochi amici e dalla figlia Sasha, nata nel 2000, che ha avuto un ruolo centrale.

È stata proprio Sasha a rendere quel momento ancora più intenso. Durante la cerimonia ha pronunciato parole che hanno profondamente emozionato i genitori, ringraziandoli per l’esempio di amore e rispetto che le hanno trasmesso. Sentirsi dire da una figlia di averle insegnato cosa significa amare, hanno raccontato, è stato uno dei regali più grandi della loro vita.

Non un gesto improvviso, né simbolico. Ma un passo arrivato quando entrambi si sono sentiti pronti. Perché, a volte, l’amore non ha bisogno di correre: ha solo bisogno di tempo.

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