Roberto Baggio, il saluto più difficile: il messaggio che ferma il tempo per mamma Matilde

Ci sono momenti in cui anche le parole sembrano pesare più del solito. Roberto Baggio ha scelto la via più silenziosa e autentica per condividere uno dei passaggi più intimi della sua vita: un messaggio pubblicato sui social, poche righe essenziali, una fotografia di famiglia, e tutto il suo mondo privato che affiora senza bisogno di spiegazioni.

“Cara Mamma, il tuo Amore mi ha dato la forza di scuotere l’Universo. Il mio debito di gratitudine verso te e Papà non finirà con questa vita”. È con queste parole profonde e misurate che l’ex calciatore ha voluto ricordare Matilde Rizzotto, affidandosi a un linguaggio che lo ha sempre rappresentato: sobrio, umano, lontano da qualsiasi esposizione inutile.

Il messaggio, condiviso nella mattina di sabato 24 gennaio, ha immediatamente raccolto un’ondata di affetto. Migliaia di persone hanno sentito il bisogno di fargli arrivare un abbraccio virtuale, non solo per ciò che ha rappresentato sul campo, ma per la sensibilità che ha sempre mostrato lontano dai riflettori.

 

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Nel suo ricordo, Baggio ha evocato anche il padre Florindo, scomparso nel 2020, più volte indicato come la figura centrale della sua vita. I genitori sono stati il pilastro di una famiglia numerosa, sette fratelli cresciuti attorno a valori solidi, capaci di sostenere Roberto durante una carriera intensa e spesso complessa.

Dalle prime tappe alla Fiorentina fino alle esperienze con Juventus, Milan, Bologna, Inter e Brescia, dietro ogni cambio di maglia c’è sempre stata una casa pronta ad accoglierlo. In quella casa, Matilde ha rappresentato una presenza costante, discreta ma decisiva, capace di accompagnarlo in ogni snodo cruciale.

È stata lei a portarlo al primo provino con il Vicenza quando aveva appena tredici anni. Ed è stata ancora lei a stargli accanto nel momento più drammatico della sua carriera, dopo il grave infortunio del 1985, quando il futuro sembrava improvvisamente svanire. In quei giorni bui, la sua forza silenziosa è diventata la spinta per non arrendersi.

Nel tempo, Roberto Baggio ha raccontato anche episodi più leggeri, trasformati in ricordi di famiglia. Come la reazione iniziale della madre quando, negli anni Ottanta, scelse di avvicinarsi al buddismo, una decisione allora fuori dagli schemi e accolta con timore, oggi ricordata con affetto e ironia.

Per lui, Matilde non è mai stata solo una tifosa. Era il rifugio, il punto fermo, la certezza a cui tornare. Da bambino non comprendeva fino in fondo cosa volesse dire sacrificarsi. Lo ha capito con il tempo, ripensando a lei, alle attese, ai viaggi, alle delusioni condivise senza clamore.

“Ogni volta lei c’era”, ha ammesso più volte, spiegando quanto quel sostegno silenzioso abbia accompagnato ogni fase della sua crescita. Non servivano discorsi: anche nel silenzio, sentiva di essere sostenuto.

Matilde non gli ha mai chiesto di essere un campione. Gli ha chiesto di essere una brava persona. Un insegnamento che, come ha sempre detto, lo ha protetto più di qualsiasi gol. La pazienza, l’umiltà e il rispetto non li ha imparati negli spogliatoi, ma osservandola vivere giorno dopo giorno.

Oggi resta il ritratto di un uomo che saluta una figura fondamentale della sua vita con gratitudine infinita, scegliendo ancora una volta la strada più difficile: quella della verità senza rumore.

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